Rubriche : romanzo rossonero

Miracolo rossonero. La Lucchese costruisce valori nell'indifferenza dell'amministrazione Tambellini

lunedì, 10 giugno 2019, 15:28

di alessandro lazzarini

E' domenica mattina, a mezzogiorno l'autobus con la squadra e lo staff della Lucchese Libertas arriva nel piazzale della tribuna dello stadio 'Porta Elisa' atteso da centinaia di persone. Forse i giocatori non lo sanno e i tifosi non se ne rendono conto, ma è in quegli attimi che si compie il vero miracolo sportivo rossonero: i tifosi, trascinati dai più anziani, spontamente invocano il nome di alcuni protagonisti, il portiere Falcone, il capitano Bortolussi, anche il direttore Obbedio.

Fra gli ultras, imitati dal resto degli appassionati, vige l'assoluto divieto di inneggiare ai singoli; è una delle più significative formule di rifiuto del calcio-impresa moderno: i calciatori sono mercenari e i soldi sono l'ago della bilancia del gioco, vietato dunque affezionarsi ai giocatori, che cambieranno sempre casacca qualora si prospetti una opportunità anche economicamente appena più vantaggiosa: non si tifano gli uomini di passaggio, si tifano i colori, "solo per la maglia" è il motto della tifoseria lucchese e di quasi tutte le tifoserie d'Italia. Anche in questa stagione in cui il legame fra squadra e tifosi è stato morboso, in cui si sono ripetute numerose feste e occasioni d'incontro, non era mai capitato che la gente dedicasse il coro a una delle 'Pantere', neanche nel commovente straordinario finale della partita di Bisceglie, neppure nella festa salvezza al Porta Elisa. 

Ma per un attimo la spontaneità della gioia ha scalfito questo principio dogmatico ed è stato in quel momento che si è compiuto il vero miracolo sportivo di questa stagione indimenticabile: la riconciliazione della gente con la dimensione popolare del calcio come fenomeno sociale di aggregazione in cui i colori diventano la 'fede' in un principio condiviso e gli interpreti idoli e icone simbolo di un sogno. 

Il risultato del campo con la salvezza record raggiunta malgrado 25 punti di penalizzazione e due spareggi è stato eccezionale, ma la vera impresa e il vero lascito compiuto da questo gruppo di ragazzi alla città di Lucca sono stati questi mesi in cui il cosiddetto 'calcio moderno' è stato soppiantato dal 'calcio romantico' dal sapore pionieristico e la sedicente passione della gente, che nel sistema del calcio business si vuole esclusivamente legata al risultato ed è pertanto quasi sempre fonte di frustrazione, è stata rimpiazzata dall'orgoglio e dall'emozione di avere una 'fede', un 'Dio', di cui andare orgogliosi, a prescindere dal risultato. La squadra sarebbe infatti stata omaggiata anche se Starita avesse segnato condannando la Libertas alla serie D; probabilmente la festa serale ci sarebbe stata anche in caso di retrocessione, perché l'aver ristabilito valori comuni in vista di un obiettivo da raggiungere collettivamente con sacrificio e volontà aveva in ogni caso soppiantato l'ossessione del fine: gli appassionati sapevano che i loro idoli stavano dando tutto e lo sapevano perché stavano giocando senza percepire un soldo, aiutati dalla gente comune nell'ordinario quotidiano e sostenuti da chiunque volesse e disponesse di qualsiasi mezzo per rendersi utile. In sostanza, la Lucchese era diventata una 'comunità di appartenenza', per dirla con le parole dei sociologi che hanno analizzato il successo popolare del fenomeno calcio nella prima metà del Novecento e prima che il modello imprenditoriale globalista lo trasformasse in uno spettacolo spersonalizzato.

Vi sembra forse che, ad esempio, i tifosi della Juventus per lo scudetto vinto siano stati più felici di quelli della Lucchese per la salvezza in C? O quelli dell'Inter per la Champions League conquistata all'ultima giornata? Poche altre volte, anche in occasione delle rare vittorie che abbiamo potuto assaporare in rossonero, si è riscontrata una gioia e un legame come quello nato quest'anno. Certo, questo romanticismo ha coinvolto una parte minima della città, a dimostrazione del fatto che l'anestetizzazione delle utopie propagandata del liberismo materialista che trasforma tutto in merce ha ormai contagiato gran parte delle persone, ma c'è stato e quindi ha dimostrato che da qualche parte esiste il modo di scalfire questo freddo mondo dominato dalla contabilità e dall'individualismo fine a se stesso, un mondo popolato da poche persone autocoscienti e da tanti consumatori che credono di poter soddisfare la propria richiesta emozionale con degli oggetti.

In questo contesto è ancora più sorprendente la generalizzata assenza della voce delle istituzioni, specie del Comune che dovrebbe essere la principale guida e punto di riferimento della collettività lucchese. Una amministrazione comunale guidata da un sindaco e da alcuni personaggi che non perdono occasione per proporre sermoni pedagogici col fine distopico di orientare le coscienze verso una realtà arbitraria da loro stabilita a tavolino, un gruppo dirigente che si professa promotore di valori sociali virtuosi e sovente, più che in azioni concrete, si spende in iniziative che considera 'culturali'. Passi la scarsa possibilità di aiutare la società economicamente, può essere che il sindaco e l'assessore deputato pur senza fare opportuna comunicazione ci abbiano anche provato, ma non aver saputo cogliere l'humus di valori sportivi e umani che stava fiorendo da questa situazione è stato imperdonabile, diremmo anche imbarazzante perché il capo di una comunità non si può permettere di emarginare, sottovalutare o considerare superficiale nessuna passione del suo popolo, ma questo è esattamente ciò che hanno fatto il sindaco Tambellini e il suo esecutivo.

Lo sport è riconosciuto come un fondamentale veicolo di valori morali e sociali, promuove l'impegno e la capacità di mettersi alla prova nell'affrontare e raggiungere i propri sogni, può insegnare il rispetto degli altri e a vivere in gruppo inseguendo un fine in leale simbiosi con i propri compagni; è in genere considerato un mezzo importantissimo per la formazione e l'educazione dei giovani, oltre che il mantenimento di una ottimale salute fisica, fattori questi di primissimo rilievo in un'epoca in cui tanti ragazzi vivono nella tecnologia virtuale senza affrontare realmente il mondo. Se è vero che lo sport professionistico con le sue ansie, il suo tornaconto e le sue cifre milionarie, spesso travalica queste caratteristiche, chi mai sul territorio lucchese poteva rappresentare un veicolo promozionale per questi principi più che un gruppo di ragazzi giovanissimi che giocano gratis in un campionato professionistico tagliandosi l'erba del campo e lavandosi le maglie aiutati da tifosi volontari, rischiando le carriere ogni partita in vista di un fine ideale come la salvezza sul campo di una squadra probabilmente già condannata fuori dal campo? Non riuscendo a cogliere questa realtà Tambellini ha fatto perdere alla città di Lucca l'occasione di un maggiore coinvolgimento in qualcosa che stava diventando eccezionale e ben al di là del fenomeno calcistico in sé a lui tanto inviso. Perfino gli amministratori dei comuni limitrofi, le cui comunità sono anch'esse rappresentate ai massimi livelli sportivi dalla Libertas, hanno colto quanto di straordinario stava succedendo, ma non il ben più visibile capoluogo.

Pochi ma buoni, come recitava il titolo della penultima puntata di questa rubrica, sono stati i sognatori che hanno capito l'irripetibile opportunità di innamorarsi della 'squadra che lotta contro i mulini a vento' e ritrovare l'esperienza semplice dello sport che scende fra la gente. A loro resterà dentro per sempre il ricordo di qualche emozione vera, che è ben più vivido dell'aridità che alberga nell'anima dei tifosi consumatori che per tutta la stagione hanno preferito sedersi sul divano a guardare uno show edulcorato invece che farsi travolgere dalla passione idealista per la rincorsa, portata avanti utilizzando i mezzi offerti dallo sport, non del risultato ma della ben più significativa salvaguardia della propria dignità.



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