Mondo Pantera

Crisi societaria, l'obiettivo è "passarci tutti bene"

lunedì, 18 dicembre 2017, 17:53

di maurizio silva

È morto il Re, viva il Re!

Ci si potrebbe limitare a dire così in merito al cambiamento ai vertici della (nostra) società rossonera, ma non è così. Quello che sta avvenendo (che da mesi -forse- è avvenuto), è un cambiamento epocale in quella che era la filosofia iniziale, non di una avventura, ma di una nuova, antichissima, maniera di intendere il calcio come fenomeno fortemente territoriale che si apre all'esterno. Il sogno di un gruppo di imprenditori di Lucca che anche da tifosi, ma con uno sguardo attento potesse guidare la Pantera, è miseramente svanito all'alba di questa cessione.

Il problema fondamentale non è se restano allenatore e direttore sportivo, questo al di là dei meriti e dell'affetto che entrambi hanno raggiunto in questo tempo passato a Lucca. Come il problema, al di là di una certa, forte antipatia per la provenienza dal meridione di Lucca di parte di questi acquirenti che hanno rilevato la Lucchese. Sarebbe stato bello fare tutto in casa, un Atletico Bilbao italiano, anzi lucchese, ma anche gli stessi Lopez e Obbedio non avevano avuto i loro natali dentro le Mura, come del resto Maestrelli e Orrico.

La cruda verità è che queste persone hanno un cursus honorum tutt'altro che invidiabile, cosa che spazia dai risultati politici, alle esperienze nel calcio fino ad arrivare alle disavventure con la Giustizia. Questo è quello che veramente fa paura. E se anche Gravina si sveglia dal torpore nel quale sono intrisi da sempre i vertici federali e parla della assoluta necessità di uno schedario che porti memoria di quanto uno ha combinato (parola che ricorda anche il vocabolo “combine”) nel mondo del Calcio per dare un altolà a chi le ha fatte veramente grosse, allora la situazione è veramente preoccupante.

D'altronde, una delle cose che avvicina il detto con il quale ho cominciato questa nota, è che il calcio non è Repubblica ma Monarchia. Assoluta. Comandano quindi solamente i fatti e i diritti, impersonati questi ultimi non dalle quote nude e crude, ma dalle disponibilità economiche.

Quello che fa tristezza invece è vedere chiaramente come e in che maniera sia stato rotto un patto non scritto ma confermato mille volte sulla trasparenza della casa rossonera che, in mano a lucchesi doc, avrebbe consentito di sapere tutto in tempo reale e con certezza di quanto avveniva in casa della Pantera. Questo, che da tempo sembrava essere ormai solo uno slogan, con gli ultimi fatti è scaduto clamorosamente fino a toccare vette altissime sulle “inesattezze” ascoltate sulla trattativa di vendita della società ora conclusa.

Il mio Presidente ideale è da sempre Mauro Lazzari “Lo scimmiato”, il direttore generale Beppe Lorenzini. Ma purtroppo, a meno di errori, nessuno dei due può permettersi il lusso di rilevare la Pantera. Mi bastava anche Gianfranco Zappelli che, criticabile o meno che sia, intende di calcio, è imprenditore e anche tifoso, ma la comprensibile, lecita, giustificabilissima esigenza del vero Patron rossonero, che mai è stato tifoso e poco anche simpatizzante, di voler sviluppare il suo business su altri livelli con joint ventures che si riflettono come vediamo anche sul nostro appuntamento domenicale, ha di fatto chiuso le porte, ora e forse per sempre, a quel sogno cullato per primo da Adelindo Moriconi (a volte, come diceva Saragat, “il destino è cinico e baro”), di una finanziaria rossonera che potesse far convergere i piccoli tifosi insieme ai grandi imprenditori locali per creare una società forte e solida con cui sognare serenamente.

Ora siamo in mano, per quel che si dice, a persone per le quali tutto è da dimostrare e tanto, tantissimo, da recuperare, noi più che sentire giustificazioni, retroscena e amenità varie su come sia andata questa assurda vicenda, che sembrano nascere da un bisogno di “passarci comunque bene” piuttosto che dalla voglia di chiarire, come da sempre promesso, come stiano le cose in casa lucchese, possiamo solo stringerci a questi ragazzi e tifare sempre per una squadra che nel verde del Porta Elisa, tinga di rossonero le nostre domeniche. Sperando che ce ne siano tante ancora...



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