Mondo Pantera

Tu chiamale, se vuoi, emozioni

giovedì, 10 marzo 2016, 17:39

di maurizio silva

A volte c’è bisogno di una scusa, di un pretesto per lasciare andare le proprie emozioni e i propri sentimenti. Il libro di Fabrizio Vincenti “Gli undici graffi della Pantera” è stato questo pretesto per far tornare indietro nel tempo e nelle emozioni molti tra noi. C’è chi si identifica con una vittoria piuttosto che in un’altra, i giovanissimi (e non solo loro) avranno sempre nel cuore Correggio e quei pazzi ultimi minuti, ma c’è una partita che non è vittoria ma che unì, identificò allora e per sempre, tutta la città ai colori rossoneri e ai ragazzi che portavano, da uomini, la maglia della Lucchese a giro per l’Italia. Spal-Lucchese del 12 marzo 1978 fu e sempre sarà un evento unico in questa città tranquilla o sonnolenta, a seconda di come la si voglia vedere.

Seimila persone, uomini, donne, ragazzi, si mossero in un esodo unico e irripetibile che fece diventare Ferrara un feudo rossonero, numeri inimmaginabili oggi ma mai raggiunti nemmeno negli anni della serie B. Era tutta una città che seguiva e sognava quella squadra, fuori dalle scuole si raccoglievano piccole somme per preparare le coreografie per la domenica della gradinata (la curva ancora non c’era…); nei negozi e nelle imprese si raccoglievano fondi per rendere popolari i prezzi delle trasferte (1000 lire per il biglietto dei treni per Ferrara); il Comune versava nelle casse rossonere somme che riconoscevano la valenza popolare e sociale del calcio, oltre che di immagine per la città; ogni settimana, l’inaugurazione di un nuovo club di tifosi, sempre con la presenza di qualche giocatore che presenziava e non solo per dovere.

Un uomo solo fu capace di organizzare tutto questo, Romeo Anconetani, ma tanti soci, lucchesi, lo permisero, garantendo la presenza di una società che tutelava e proteggeva la squadra che tutta la città coccolava. Pierotti, Cisco, Nobile; Gaiardi, Morgia, Platto; Ciardelli, Savian, D’Urso, Vescovi, Novelli. Tutti la conoscevano, tanti ancor oggi la ricordano. Una formazione che diventa filastrocca e che correva di bocca in bocca perché allora il calcio era fatto di uomini, non di moduli.

Trovarsi venerdì 11 Marzo insieme a quei ragazzi ormai uomini non è solo per nostalgia, ma soprattutto per riflettere su cosa è il calcio, su come era bello viverlo insieme, su cosa sia la Lucchese per Lucca, su come era bello ritrovarsi tutti insieme col medesimo sogno e con la stessa speranza. Ci saranno tutti, proprio tutti, gli undici base e il Mister Meregalli, i componenti della rosa, Bertolucci in primis ma anche Belloli, Lupoi, Bertolini e tutti gli altri; il mitico massaggiatore Nigiotti, Adolfo Anconetani che rappresentava il papà Romeo al tempo squalificato e riabilitato pienamente siolo dopo il Mundial dell’82.

Sarà un evento unico e irripetibile, per trovarsi dopo quasi quaranta anni a parlare di qualcosa che è stato, che mai più purtroppo sarà ma che è, in un presente che diventa eterno, una serata organizzata da tutti e da nessuno, perché dovrà essere di tutti e non solo di una parte, perché non sembri nemmeno patrimonio solo di una parte. Tutti i tifosi veri, che da Lucca come dalla Piana e dalla Garfagnana si muovevano allora, si riconoscano pienamente in questa serata.

Per far capire a tutti cosa è stato, voglio raccontare solo che, nello spiegare questa giornata a Celestino Marchini, assessore allo sport del Comune di Lucca, piuttosto che al socio rossonero Micheloni, responsabile per i rapporti coi tifosi, entrambi si sono emozionati, ricordando di essere stati anche loro tra i seimila cuori rossoneri che si sono mossi verso Ferrara e, per questo e non per le loro cariche attuali, vorranno anche loro essere presenti a questo evento unico. Tutto questo per guardare avanti e inseguire sempre un sogno rossonero, rivivendo con quei ragazzi di un tempo, la nostra epopea, la storia che il destino e un arbitro ci rubarono e che non fu, ma, come ha scritto in un messaggio Gianfranco Platto, “la sera dell’11 Marzo batteremo per sempre la Spal, perché loro non avranno mai questa giornata!



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