Galleria Rossonera
mercoledì, 15 aprile 2020, 08:54
di diego checchi
Giovanni Langella è il vice di Giancarlo Favarin, il suo uomo fidato. Racconta la sua esperienza dell'anno scorso con tutte le sfaccettature, un'intervista tutta da seguire che spazia su diversi argomenti.
Come si trova ad Andria?
"Abbiamo avuto qualche difficoltà, era un po' che non facevamo la Serie D e abbiamo avuto problemi con gli under. Poi a gennaio ci siamo rimessi in carreggiata con l'arrivo di alcuni giovani dalla Serie C. È stata un'annata più difficile di quanto ci si aspettava. Il nostro obiettivo è la salvezza, prima dello stop eravamo in zona play out a 2 punti dalla salvezza diretta, ora vediamo cosa succederà".
Crede che i campionati riprenderanno?
"In Serie A hanno le risorse per ripartire seguendo le indicazioni che stanno dando le istituzioni ma in D è praticamente impossibile, solo sostenere i costi dei tamponi sarebbe proibitivo. Credo che sia improbabile ripartire a maggio in sicurezza. Oltretutto sono 2 mesi che siamo fermi, bisognerebbe rifare anche la preparazione, mi dispiace soprattutto per chi ha fatto investimenti importanti e ora si trova nell'incertezza. Chiaramente è difficile prendere decisioni, la situazione è grave e nessuno avrebbe mai potuto aspettarsi una cosa del genere".
La sua esperienza a Lucca.
"Lucca è stata un'esperienza unica che mi auguro sia irripetibile per certi versi. Un'annata di passione, abbiamo ottenuto un risultato impensabile che ci ha dato una gioia incredibile. Consideriamo anche che da fine gennaio in poi non c'era il mister in panchina per cui è stato anche più complicato. Devo dire che si sono create delle relazioni che son andate al di là del rapporto professionale e certi ricordi li porterò sempre con me".
È stato in panchina da solo per la prima volta, cosa ha rappresentato per lei?
"Sicuramente è stata una grande esperienza ma devo dire che ho avuto la fortuna di lavorare con un grande mister come Favarin che mi ha insegnato e continua a insegnarmi tantissimo. Passare da calciatore ad allenatore c'è una grande differenza, ci sono delle dinamiche totalmente diverse".
Pensa che un giorno vorrà diventare primo allenatore?
"L'ambizione di farlo c'è, ma per adesso non ne sento ancora l'esigenza. Bisogna avere uno staff ben affiatato e non è semplice trovare le persone giuste. Questa è una delle cose più importanti che mi ha insegnato Favarin, senza uno staff fidato è impossibile fare bene questo lavoro".
Ci racconta come ha cominciato a lavorare con Favarin?
"Ci siamo conosciuti per caso, il suo staff era in Libano con Giannini, mentre lui veniva da Matera dopo una stagione di alti e bassi, con Columella come presidente. Io avevo appena chiuso la carriera da calciatore e fui chiamato da il mio ex allenatore Bitetto per fare il secondo al Bisceglie ma dopo 5 giornate lo esonerarono. Il presidente avrebbe voluto darmi la squadra per portare in fondo la stagione ma io rifiutati perché non mi sentivo pronto e non mi sembrava giusto nei confronti del mister. Questo fece sì che la società chiamasse Favarin, che decise di mettermi alla prova e da allora abbiamo avuto un rapporto bellissimo, ci siamo capiti subito al volo, ha avuto subito fiducia in me e io mi sono messo nelle sue mani. Ora sono 6 anni che lavoriamo insieme ed è stata una bella galoppata, abbiamo vinto e abbiamo sofferto ma il bilancio è più che positivo".
Cosa le piace di più di Favarin?
"Di Favarin apprezzo soprattutto la schiettezza, non è una persona che te le manda a dire e non prende mai in giro i calciatori. Credo che sia una dote fondamentale se vuoi fare l'allenatore e richiede anche grande carattere e carisma. È una dote che spero di riuscire imparare da lui".
Torniamo a parlare di Lucca, quando capì che avreste potuto salvarvi l'anno scorso?
"Quando abbiamo visto che non erano arrivati gli stipendi e dopo che Moriconi ha detto che avrebbe lasciato la società abbiamo capito che era finita, avremmo potuto andare tutti a casa. Ci fu un incontro tra lo staff ed i giocatori in cui parlammo molto onestamente, ci dicemmo che se fossimo andati a casa sarebbe finito tutto nel giro di pochi di giorni e se volevamo far parlare di noi avremmo dovuto cercare di giocare e andare avanti fino alla fine a tutti i costi. Facemmo un comunicato stampa evidenziando tutti i nostri problemi, anche economici e da quella giornata scattò qualcosa. I tifosi non ci fecero mai mancare la solidarietà ci portavano anche l'acqua, ma ricevemmo aiuto da parte di tutta la città, alcuni ristoratori ci offrirono i pasti. Senza il loro aiuto non avremmo potuto fare quello che abbiamo fatto".
Qual è stato il momento più emozionante?
"Sicuramente all'ultimo calcio di rigore mandato alle stelle dal Bisceglie ho rivisto tutta l'annata... e poi il rientro a Lucca con i tifosi che ci aspettavano allo stadio con le bandiere e i fumogeni è stato incredibile".
Vuole salutare qualcuno?
"Ovviamente sì, voglio salutare tutti i tifosi e tutta la città e vorrei salutare soprattutto il prof. Guidi, che avevamo apprezzato tantissimo sia come persona che come professionista. Anche quest'anno ho visto che ha fatto un ottimo lavoro con i ragazzi e sicuramente è anche grazie a lui se sono primi in classifica".
Conosce anche Monaco?
"Sì, sono stato il suo capitano ad Ancona quando abbiamo vinto il campionato, sono contento di vederlo su una panchina importante se lo merita tantissimo. Ad Ancona avevo vissuto gli anni migliori della mia carriera da giocatore e devo dire che solo a Lucca ho provato emozioni simili".
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