Galleria Rossonera
mercoledì, 26 ottobre 2016, 12:59
di diego checchi
La verità è che un po’ di nostalgia viene a riparlare dei tempi passati, dei momenti più belli del calcio rossonero. Quelli dell’epoca Maestrelli, Grassi e Vitale, che hanno permesso alla Lucchese di vincere due campionato di Serie C, una Coppia Italia di Serie C e di stare per ben 9 anni in Serie B. Lo facciamo con uno dei pezzi importanti di quella storia: Marcello Montanari, un difensore che da Lucca spiccò il volo verso altri lidi per poi tornare a fine carriera prima di chiudere con la maglia della Massese il calcio giocato. Lui aspetta ancora una panchina, dopo le esperienze con la Berretti, la prima squadra della Reggiana e la Pro Patria. Parlare di calcio con lui è uno spasso perché sa esaminare mettendo davanti prima il cuore e poi pensando anche alle altre cose. Un’intervista tutta da seguire perché riesce a far pensare a cose che altrimenti sarebbero nel dimenticatoio, dato che tutti siamo proiettati nella quotidianità.
Che cosa sta facendo adesso? È in attesa di una panchina?
“Sono in attesa di qualcosa anche se ormai ci sono tantissimi allenatori ed è difficile. Comunque qualsiasi cosa mi venisse proposta la valuterei con attenzione anche se non fosse un ruolo da allenatore. È chiaro che mi piacerebbe continuare a fare il tecnico”.
Perché è così difficile allenare?
“Perché le squadre sono sempre le solite, anzi, è stata tolta la C2 e gli allenatori sono aumentati. Inoltre a livello vengono avvantaggiati gli allenatori che portano lo sponsor o che sono amici degli amici”.
Come vede la Lega Pro a livello tecnico?
“Innanzi tutto non mi piace la disposizione dei gironi per come sono stati composti. Sono sempre alla vecchia maniera, con una suddivisione in girone nord, centro e sud. Per quanto riguarda il livello tecnico, si è notevolmente alzato dato che molte squadre hanno rinunciato ai giovani e fanno giocare calciatori più esperti. Lo trovo giusto dato che un giovane se è bravo trova sempre il modo di giocare”.
È favorevole a questo “spezzatino” delle partite?
“Penso che tutti questi spostamenti non agevolino i veri tifosi. Quest’anno hanno già migliorato rispetto allo scorso mettendo orari fissi e giorni fissi. Sono della vecchia scuola, quando tutti riempivano lo stadio alle 14.30 della domenica. La possibilità di vedere così tante partite ad orari diversi non fa altro che disinnamorare i tifosi”.
Si sta aggiornando e vedendo partite.
“Seguo in particolar modo il Girone B, ma cerco di tenermi aggiornato guardando allenamenti di squadre per essere pronto quando e se qualcuno mi chiamerà”.
Anche se da lontano, segue sempre la Lucchese?
“È il primo risultato che guardo. È partita balbettando ma sono convinto che farà benissimo grazie ai giocatori e all’ottimo allenatore che ha. Non farà un campionato da primato date le corazzate che ci sono tipo Alessandria (che vincerà sicuramente il campionato con 20 punti di vantaggio) Cremonese, Livorno, ecc, ecc, ma potrà lottare per entrare nei playoff”.
Conosce qualcuno dei giocatori rossoneri?
“L’unico che ho avuto è stato Terrani. Quando ho saputo che sarebbe venuto a Lucca ho sempre creduto che potesse far bene. Quando arrivai alla Pro Patria, non giocava, ma capii subito che aveva voglia di scalare le gerarchie e si allenava molto bene. Ad un certo punto lo misi in campo e non uscì più. Fece anche dei gol importanti. Sta facendo il suo percorso di maturazione e non ci dimentichiamo che ha soltanto 22 anni. Sono convinto che farà bene nel calcio”.
Conosce Galderisi?
“Certamente, in campo ci siamo dati anche un bel po’ di botte. Quando lo vedo lo saluto sempre volentieri perché è un ragazzo d’oro”.
Cosa sa del Pro Piacenza?
“Non ho mai visto questa squadra ma so che anche da quando erano in Serie D hanno sempre fatto i passi giusti ed è una società solida che riuscirà ad ottenere la salvezza”.
Qual è il momento che ricorda con maggior piacere di Lucca?
“Ho tantissimi ricordi. Quello che mi rimarrà più impresso è quando tornammo da Palermo con la Coppa Italia di Serie C e trovammo tantissima gente ad aspettarci all’aeroporto di Pisa e al Porta Elisa di Lucca.”.
Lei ha giocato in tante squadre importanti come Inter, Bari, ecc, ecc, ma come cataloga l’esperienza di Lucca?
“In maniera fantastica. A Lucca si era creato un feeling con tutti e penso che eravamo un gruppo veramente unito. Se una domenica perdevamo, quella dopo eravamo pronti a dare battaglia, tutti uniti. La cosa più bella è che si era creato un gruppo di amici anche fuori dal campo. Francamente ho un po’ di nostalgia di quel calcio perché le bandiere non esistono più e se un giocatore rimane tre anni in una squadra diventa un idolo. A tante squadre si avvicinano presidente che badano soltanto all’aspetto economico. Un presidente appassionato e competente com’era Egiziano Maestrelli è sempre più difficile da trovare nel mondo del calcio”.
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