Galleria Rossonera
martedì, 10 dicembre 2013, 08:33
di diego checchi
Incontrarsi per caso ad un allenamento e iniziare a parlare del passato, del presente e del futuro: è successo così con Alessandro Tempesti che, attualmente, riveste il ruolo di tecnico degli Juniores Regionali del Lammari ma che ha avuto un passato piuttosto importante con le giovanili rossonere. Con Tempesti abbiamo parlato di molte cose e questa intervista è tutta da leggere.
Come si trova al Lammari?
“Diciamo che il Lammari è una società diversa rispetto alla Lucchese o ad altre realtà professionistiche. È un ambiente più tranquillo dove si può lavorare molto bene”.
Per quale motivo ha accettato il Lammari?
“Sono sincero: mi avevano cercato due o tre squadre importanti ma queste occasioni sono poi saltate e allora mi è arrivata la proposta del Lammari che ho accettato molto volentieri perchè comunque, ripeto, a Lammari si lavora bene”.
Che tipo di campionato è quello degli Juniores Regionali?
“È un campionato impegnativo e pieno di insidie, ci sono squadre molto ben attrezzate ma devo dire che noi stiamo facendo bene, al di sopra delle aspettative. Il nostro obiettivo è quello di valorizzare i giovani in vista della prima squadra”.
Ha mai pensato di tornare ad allenare i grandi?
“Io ho già fatto categorie dilettantistiche come prima e seconda categoria e poi mi sono cimentato con i ragazzi. Devo dire che comunque il pensiero di tornare ad allenare i grandi c'è e mi piacerebbe misurarmi su categorie importanti per vedere se anche li potrei dare il mio contributo. Se ci sarà la giusta opportunità bene, altrimenti rimarrò con i ragazzi, ma sempre con Juniores o Allievi”.
Come si è trovato nell'esperienza con la Lucchese?
“Bene, sono tornato per ben due volte e in entrambe le circostanze mi sono trovato bene, sia con il '92 che con il '98”.
Dove deve migliorare Alessandro Tempesti come allenatore?
“Certamente sotto il profilo tattico. Nel nostro mestiere bisogna sempre aggiornarsi ed essere al passo con i tempi, imparando da allenatori più bravi. Vengo a vedere gli allenamenti di Pagliuca perchè mi piace molto come fa giocare la squadra”.
Come imposta il lavoro con i suoi ragazzi?
“Il mio carattere non è facile, ma con i ragazzi va sempre cercato il dialogo, cercando di capirli anche fuori dal campo”.
A chi si ispira come allenatore?
“Se devo citare il nome di un allenatore di una grande squadra dico Conte, perchè in panchina è un po' come me: si fa trasportare dalla situazioni e incita sempre i suoi giocatori anche se magari, fuori dal campo siamo persone diverse”.
Qual è il momento più brutto nella settimana di un allenatore?
“Quando il venerdì bisogna fare le convocazioni e lasciare qualcuno a casa. Io cerco di ruotare sempre i giocatori ma non è mai facile prendere certe decisioni”.
Per quale motivo ha deciso di fare l'allenatore?
“Mi sono trovato dentro a questo giro quando, l'ultimo anno che ho giocato, il nostro allenatore fu esonerato ed io mi trovai a fare l'allenatore-giocatore. Dopo di che ci sono rimasto molto volentieri. Questa è una professione che mi impegna praticamente tutti i giorni e la cosa più bella è il fatto di poter stare sul campo”.
Che differenza c'è nell'allenare i ragazzi ed i grandi?
“Con i ragazzi bisogna essere più bravi a livello umano, mentre con i grandi si lavora di più sulla tattica e nella preparazione delle partite”.
Che rapporto ha instaurato con i genitori dei suoi ragazzi?
“Cerco di tenermi distaccato e di non dare troppa confidenza. Il mio ruolo mi impone di parlare con loro il meno possibile”.
Ci può dare un giudizio sulla Lucchese?
“Penso che sia una squadra completa che può aspirare a cose importanti fino in fondo”.
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