Galleria Rossonera

Rimettersi in discussione, lontano dal mondo del calcio

mercoledì, 17 aprile 2013, 13:12

di diego checchi

Questa è la classica storia da raccontare a tutti i ragazzi che si apprestano a intraprendere la carriera da calciatore per fargli capire che il calcio dorato è pieno di soddisfazione non può durare per sempre e ognuno, poi, deve trovare la strada giusta per poter proseguire in una vita più che dignitosa ma fatta di sacrifici e di lavoro. Non è facile, dopo una carriera da calciatore professionista, rimettersi in discussione e cercare di costruirsi un futuro diverso. Rudy Nicoletto, ex difensore rossonero nel secondo anno di Viscidi in panchina, c’è riuscito ed infatti ha deciso di smettere con il calcio professionistico per ritornare a casa ad aiutare sia il padre che la sua compagna. La sua storia ce la racconta il diretto interessato: “Adesso gioco in una squadra di Eccellenza che si chiama Union Ripa la Fenadora, squadra della provincia di Belluno e lo faccio solo per divertimento. Spero di poter continuare ancora per tanto tempo perché vedo che, in questo campionato, ci sono giocatori più vecchi di me di sei o sette anni”.

Gioca solo a calcio?

“Assolutamente no, le mie giornate sono molto piene perché aiuto sia mio padre nella sua impresa edile che la mia ragazza che ha un ristorante-pizzeria. Inoltre, alleno una squadra di bambini”.

Per quale motivo ha deciso di ritornare a casa?

“Nella mia lunga carriera, sono sempre stato lontano e a livello mentale non me la sentivo più di andare in giro per l’Italia per giocare a calcio e poi, diciamoci la verità, con il calcio non si fanno più grandi guadagni ed allora ho fatto questa scelta. Magari avrei anche potuto trovare altre situazione migliori ma non so se ne sarebbe valsa la pena”.

Cosa insegna ai suoi ragazzi?

“Sono piccoli, hanno nove e dieci anni e quindi, prima di tutto, cerco di insegnargli l’educazione e il rispetto verso compagni ed avversari. Poi gli dico che nel calcio bisogna correre tanto e fare sacrifici. L’importante è che si impegnino sempre al massimo poi possono anche fare degli errori”.

Qual è stata la sua stagione migliore da calciatore?

“Sono state tutte stagioni importanti, anche a Lucca mi sono trovato molto bene nonostante abbia avuto un infortunio che ha fermato la mia stagione. Se devo scegliere la mia annata migliore è stata quella con il Pescara quando, a 23 anni, ho giocato da titolare e siamo andati in Serie B”.

Qual è l’allenatore che le ha dato di più sia dal punto di vista tecnico che umano?

“Dal punto di vista tecnico Maurizio Viscidi era molto preparato mentre sotto il profilo umano, credo che Antonio Cabrini, a Novara, mi abbia dato molto. Non voglio nemmeno dimenticare Enrico Cunico con il quale ho avuto la possibilità di lavorare in questi ultimi anni ed è un’ottima persona ed un bravo allenatore”.

Nel suo futuro, vorrebbe provare a fare l’allenatore ad alti livelli?

“Intanto ho iniziato con i ragazzi e poi, quando smetterò di giocare, prenderò anche il patentino di seconda categoria, visto che quello di terza l’ho già conseguito. Per fare l’allenatore a certi livelli bisogna essere portati e non tutti lo sono. Io devo ancora capire se questa professione fa per me oppure no.

Che ricordi ha di Lucca e della Lucchese?

“Vi racconto un aneddoto: quando sono arrivato a Lucca, ho capito che la vostra una città tranquilla dove si poteva andare in giro in bicicletta e a me, fino ad allora, non era mai capitato. Lo stadio Porta Elisa è molto bello e poi la Lucchese ha una grande storia. Devo dire che, in quell’anno, eravamo proprio una bella squadra ed infatti riuscimmo a raggiungere il play-off”.

Sa delle vicissitudini della Lucchese?

“Qualcosa so perché sono stato in contatto con i miei ex compagni Carruezzo e Deoma ma non siamo mai entrati nei particolari. Comunque voglio dire che non sono stupito da queste situazioni perché coincidono con la crisi che il paese sta attraversando. Nel calcio, poi, si vogliono sempre trovare soluzioni per salvare le società ma, a volte, non sono le soluzioni giuste”.

Sa che la Lucchese è in Serie D?

“Certo che lo so, e spero che possa andare più avanti possibile nei play-off, anche se poi non ti garantiscono l’accesso alla LegaPro. Comunque, fare play-off può dare lustro alla città”.

Vuole fare un augurio ai colori rossoneri?

“Sì, spero che possano tornare al più presto nel calcio professionistico, soprattutto per i suoi tifosi che si meritano altre platee. Quando ero a Lucca mi ha colpito il fatto che i tifosi, anche quando la squadra giocava male, non lo facevano mai pesare e questo è un merito importante”.  



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