Galleria Rossonera

"I tifosi della Lucchese hanno davvero subìto troppe delusioni"

lunedì, 18 marzo 2013, 17:29

di diego checchi

Storie di vita, storie di calcio e storie di uomini che hanno legato la loro carriera alla Lucchese. Questa volta abbiamo intervistato Alberto Bertolini e questa chiacchierata ha spaziato su tanti argomenti che sono all'ordine del giorno ma che non si riescono mai a risolvere. Bertolini ha anche approfittato per salutare tutti i tifosi rossoneri con i quali, nonostante sia stato un anno soltanto a Lucca, ha legato molto.

Mi può parlare di quello che sta facendo adesso?

“Innanzi tutto vorrei salutare i tifosi rossoneri. In questo momento sto ancora giocando e divertendomi nel Sondrio, una squadra di Eccellenza vicino casa. Per raggiunti limiti di età (36 quest’anno) sarà uno degli ultimi anni perché, se la voglia e l’entusiasmo di correre dietro un pallone sono sempre massimi, gli acciacchi fisici aumentano sempre di più. Ci sono ancora tre mesi intensi da fare e qualsiasi decisione sarà rimandata al prossimo maggio. Oltre al calcio, aiuto un mio carissimo amico che ha aperto un’agenzia di scommesse. Quindi diciamo che lo sport è sempre al centro della mia vita”.

Che ricordi ha di Lucca e di Lucca calcistica?
“Nella mia carriera Lucca rimane una tappa molto affascinante. Dal punto di vista sociale ho trovato un città meravigliosa, davvero a misura di uomo dove la bicicletta è il mezzo di trasporto più comune. Dal punto di vista calcistico, purtroppo, è stata una stagione piena di difficoltà, che ha determinato il mancato raggiungimento dei play-off”.

Che tipo di emozioni le ha dato il calcio?
Non posso che ritenermi davvero fortunato. Ho fatto della mia passione il mio lavoro per più di 15 anni, girando per molte città italiane, conoscendo culture e persone diverse. Il calcio, oltre ad avermi mantenuto economicamente mi ha anche migliorato come uomo. Dal punto di vista emozionale è indubbio che il calcio ti fa vivere esperienze fuori dalla normalità: non capita spesso di giocare davanti a 10000 spettatori o più”.

Qual è stato l'allenatore che l'ha fatta crescere di più?
“Tutti gli allenatori che ho avuto la fortuna di incontrare mi hanno lasciato qualcosa: chi per quanto riguarda l’aspetto tattico, chi per la gestione del gruppo e chi dal punto di vista umano. Sarebbe pertanto inopportuno citarne solamente uno. Dico solo che qualora in futuro avrò la fortuna di allenare spero di trasmettere alla mia squadra il meglio di quanto imparato da giocatore”.

Ha dei rimpianti sulla sua carriera?
“Assolutamente no! Ho sempre sostenuto che ogni giocatore ha la carriera che si merita. Io mi ritengo davvero soddisfatto di aver disputato più di 400 partite nei professionisti seppure tutte in serie C e nemmeno una in categorie superiori”.

Come è cambiato il calcio da quando ha iniziato a giocare?
“Il calcio di oggi è cambiato radicalmente rispetto a una quindicina di anni fa. Per esempio i giovani prima emergevano solo se avevano talento e abnegazione, ora la maggior parte gioca per un regolamento, per me assurdo, imposto dalla Federazione”.

Sa delle vicende che sono accadute ai rossoneri? Se sì, cosa pensa a riguardo?
“Dopo la nostra disgraziata annata terminata con il fallimento ho sempre seguito con affetto le sorti della Lucchese e sono stato davvero contento della velocissima risalita nei professionisti. Purtroppo non so i motivi della mancata iscrizione l’anno scorso: posso ipotizzare ancora problemi economici. Di tutte queste vicende, però, gli unici veri sconfitti sono stati i tifosi rossoneri, i quali, nonostante la grande passione, hanno subito davvero troppe delusioni. Auguro quindi a loro di rivedere al più presto la “loro” Lucchese in categorie più consone al suo blasone”.

Nell'anno in cui ha avuto Braglia come allenatore, che cosa è mancato per poter vincere il campionato?
“Inutile fare troppi giri di parole. E’ mancata la società: la squadra era ben assortita, mister Braglia e il suo staff erano (e lo sono tuttora) ben preparati. Purtroppo la società fin da subito ha avuto grosse difficoltà che inevitabilmente hanno coinvolto la squadra: si parlava molto più spesso di vicende extra-calcistiche piuttosto che di calcio giocato, e questo non può certamente averci giovato. Sapevamo di avere un’unica salvezza: andare in serie B. Ma questo pesante onere ci ha fatto fallire il nostro obiettivo proprio all’ultima giornata. E io me ne dispiaccio ancora oggi”.

Qual è stato il suo gol più bello e più importante?
“Il gol più bello e più importante della mia carriera l’ho segnato quando giocavo nel Monza. Nella semifinale di andata dei play-off di C1, a Pavia, sono entrato a 15 minuti dalla fine e in pieno recupero ho segnato il gol del pareggio di testa, raccogliendo un cross di Beretta. Tecnicamente non un gol bello perché ero a non più di un metro dalla porta ma decisamente molto importante ed emozionante perché siglato sotto la curva dei tifosi del Monza che per l’occasione erano più di mille. Al ritorno, in casa, andò ancora meglio: doppietta dopo 10 minuti e finale assicurata. Finale poi persa con il Genoa”.

Qual è stata la partita più emozionante della stagione che hai giocato a Lucca?
“La partita che ricordo con maggior piacere è senz’altro la partita in notturna contro l’Ancona finita 1-1 perché feci davvero un bel gol. Purtroppo non è stata una stagione ricca di grandi soddisfazioni dal punto di vista realizzativo ma quel gol lo conservo tuttora gelosamente”.

Secondo lei quali sono stati i motivi del fallimento?
“Quando una società fallisce il problema principale è sempre quello economico: non si riesce più a far fronte ai propri debiti. Rimango però davvero incredulo nel vedere con quanta facilità avvengono questi fallimenti. E ogni volta mi ripeto la stessa domanda: “Che senso ha allestire una squadra eccessivamente costosa e che so già di non poterla mantenere?”.





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