Galleria Rossonera
lunedì, 3 dicembre 2012, 15:52
di diego checchi
Fabio Ristori è in rampa di lancio. Ha voglia di continuare a curare nei minimi dettagli la professione di preparatore atletico e di inseguire com’è logico che sia, dei sogni. Da calciatore non ha avuto fortuna perché i vari guai fisici gli hanno impedito di fare il professionista. Comunque ha scritto pagine indelebili soprattutto nel settore giovanile rossonero e anche, se pur in maniera minima, ha dato il suo contributo alla prima squadra in una partita di Coppa Italia a La Spezia. Da centrocampista era soprannominato “Martello” perché le sue peculiarità erano saper fermare l’azione avversaria e la ripartenza con la palla al piede. Adesso, con la sua umiltà, sta vivendo una seconda fase nel mondo del calcio e ci auguriamo che sia più ricca di soddisfazioni rispetto a quando era a lui a giocare in prima persona.
Quanti anni è stato alla Lucchese?
“Sette anni da giocatore, dal 1999 al 2006, e due anni da preparatore atletico, dal 2009 al 2011”.
Quali sono i tuoi ricordi più belli?
“Tutta la trafila nelle squadre giovanili mi ha lasciato bellissimi ricordi, ma il più bello in assoluto è sicuramente l'esordio da titolare in prima squadra con l’allenatore Walter Nicoletti a La Spezia”.
Chi è stato a portarla a Lucca?
“Quando militavo nella scuola calcio dell'A.S. Lucca 7 fu il compianto professor Bianchi ad annunciarmi che l'anno successivo avrei fatto parte della società di cui ero sempre stato tifoso”.
Per quale motivo non è riuscito a sfondare nel calcio? Ha dei rimpianti?
“Non voglio fare la vittima dicendo che per infortuni vari o altre motivazioni scontate non sono riuscito a stare nel calcio professionistico per tanti anni. Sicuramente il grave infortunio patito al ginocchio (trapianto di vari legamenti e tendini) ha ostacolato in maniera decisiva la mia carriera da calciatore, ma è proprio da lì che ho iniziato a pensare di dedicarmi ad una grande passione coltivata con gli studi universitari e non: quella di diventare preparatore atletico professionista”.
Ci racconti questa sua passione. Da dove è nata e come sta proseguendo?
“Durante gli anni passati nel settore giovanile della Lucchese ho avuto la fortuna di avere come preparatore atletico il professor Riccardo Guidi e il professor Nicola Cortopassi. Sono stati proprio Riccardo e Nicola, grazie alla loro professionalità ed esperienza, a trasmettermi questa passione e soprattutto a farmi incuriosire su un aspetto molto delicato dell'allenamento del calciatore moderno, che personalmente ritengo molto affascinante. Infatti nel poco tempo libero che ho “mi diverto” a leggere e studiare riviste o libri che parlano di allenamento fisico”.
Come sta andando il lavoro con il Pontedera?
“A giudicare dai risultati della squadra direi che vada in maniera eccezionale. Io, come del resto il Mister Paolo Indiani e tutto lo staff, non ci accontentiamo mai dei risultati raggiunti, seppur straordinari e al di là di ogni previsione, ma siamo sempre alla ricerca di qualsiasi piccolezza che permetta di far rendere ancora meglio il singolo giocatore e tutta la squadra”.
Che tipo di lavoro svolge con il Pontedera?
“Il mio ruolo principale è quello di collaboratore del Mister: partecipo, insieme a tutto lo staff, a programmare tutto ciò che riguarda l'allenamento in campo. Quindi la programmazione delle varie settimane e delle singole sedute di allenamento. Nello specifico mi occupo di individuare le esercitazioni e i carichi di lavoro più opportuni affinché gli atleti riescano a raggiungere la propria condizione fisico-mentale ottimale”.
Quali sono i suoi obiettivi per il futuro?
“Essendo il più giovane preparatore atletico dei campionati professionistici italiani non devo pormi obiettivi che rischiano di diventare dei freni per la carriera professionale, ma devo lavorare giorno dopo giorno per dimostrare le mie competenze in questo settore. Comunque, nel breve termine, il mio obiettivo è quello di dimostrarmi capace per continuare a lavorare a fianco di un allenatore preparatissimo e che merita categorie ben più importanti (Paolo Indiani) e di un Direttore (Paolo Giovannini) che ha sempre fatto bene ovunque ha lavorato. Poi ho altri due sogni: mi piacerebbe avere la possibilità, un giorno, di lavorare a fianco di Antonio Conte, che ritengo essere un allenatore che, con il suo modo di giocare, fa risaltare molto il lavoro del preparatore. Inoltre sarei molto onorato di trascorrere un altro anno con il Mister Simone Giuli, con cui ho collaborato la scorsa stagione a Pietrasanta, per poterci togliere alcune soddisfazioni sportive, che lui meriterebbe come nessun altro”.
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