Galleria Rossonera

L'amarcord di Giglio: "L'anno di Braglia potevamo andare in serie B"

mercoledì, 31 ottobre 2012, 12:11

di diego checchi

Nella storia rossonera ci sono alcuni giocatori che magari non sono entrati pienamente nel cuore dei tifosi ma che comunque hanno dato un contributo importante in un certo periodo di tempo. Ci riferiamo a Giuseppe Giglio che è arrivato a Lucca nella stagione 2007/2008 voluto da Piero Braglia e dall’allora direttore sportivo Silvio Giusti per essere una delle due punte centrali assieme a Francesco Zizzari. Giglio non partì titolare ma poi, grazie alle prestazioni positive, si è conquistato il posto in squadra facendo anche gol decisivi. Ricordiamo quelli contro l’Arezzo in casa. Quell’annata finì con il fallimento e la storia dell’attaccante di Salemi (TP) si chiuse con otto reti all’attivo e tanti rimpianti per un campionato buttato al vento non per problemi tecnici ma societari. Sentiamo cosa ricorda di Lucca e ciò che sta facendo all’interno del calcio.

Come è proseguita la sua carriera dopo Lucca?

“Sono stato in varie squadre e adesso mi trovo al Foggia in Serie D e ho ancora voglia di mettermi in gioco. Ho scelto la città pugliese perché sono stato convinto dal progetto portato avanti dal mio ex compagno di squadra Giuseppe Di Bari, che attualmente svolge il ruolo di direttore sportivo”.

Quali sono gli obiettivi di questa società?

“Innanzi tutto devo sottolineare che siamo stati inseriti in un girone molto duro dove ci sono squadre ben attrezzate e che puntano a vincere il campionato, come il Matera, l’Ischia, il Taranto, il Bisceglie etc, etc. Il nostro obiettivo è quello di raggiungere almeno i play off perché dopo il fallimento il Foggia è ripartito con una squadra di giovani (insieme a qualche esperto come il sottoscritto) che ha bisogno di crescere con il tempo”.

C’è un motivo per il quale ha deciso di scendere in Serie D?

“Cercavo un progetto serio che mi desse nuovi stimoli perché vengo da una stagione non troppo fortunata all’Aquila dove ho passato varie vicessitudini come alcuni problemi fisici e poi c’era un ambiente non troppo sereno. Quello che mi dispiace è di non essere rimasto al Carpi due anni fa dove avevo fatto una splendida stagione coronata anche dalla vittoria del campionato. I dirigenti mi avevano fatto delle rpomesse che però non hanno mantenuto. Cose che succedono nel calcio”.

Quanto vorrebbe continuare a giocare?

“Finché ho voglia di allenarmi e fin quando il fisico me lo permetterà. È troppo bello stare in campo. Quando appenderò le scarpette al chiodo mi piacerebbe rimanere nel calcio, ma non mi vedo nella professione di allenatore, bensì credo di poter essere portato per fare il direttore sportivo, ma tutto dipenderà dalle strade che mi si apriranno in futuro. Adesso il mio unico pensiero è quello di risucire a far bene a Foggia”.

Parliamo di Lucca e della Lucchese. Che ricordi ha della nostra città?

“In quegli anni era una società ambita da tutti e quando ci sono venuto a giocare da avversario, ho sempre sperato nella chiamata della società rossonera. Chiamata che poi arrivò. Sono convinto che in quella stagione con Braglia in panchina avevamo tutte le possibilità per andare in Serie B e questo avrebbe cambiato la carriera di molti giocatori ma anche le aspettative di tutta Lucca sportiva. I problemi societari non ci hanno permesso di raggiungere questo obiettivo. Eravamo un gruppo molto coeso e tutti cercavano di lavorare per un obiettivo comune. A Lucca ho vissuto bene e porterò sempre nel cuore ricordi molto belli”.

 

 

 

 



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