Galleria Rossonera

Gianmarco Lenzi, per i regolamenti un giovane già vecchio

sabato, 29 settembre 2012, 12:40

di diego checchi

Quanti giocatori sono a casa? Centinaia e centinaia, fra questi c’è anche Gianmarco Lenzi, portiere classe ’91 cresciuto nella Lucchese, che è stato protagonista nell’anno di Serie D con in panchina Giancarlo Favarin e nelle prime cinque partite di C2, prima di passare all’Ascoli nello scambio con Pennesi a gennaio. Abbiamo sentito telefonicamente il portiere, che ha espresso tutto il suo disappunto per la situazione del calcio attuale, soprattutto in LegaPro: “Di questo mondo piace poco o niente – ha sottolineato il numero uno di Camporgiano – con queste regole degli Under, un ’91 è già vecchio. Adesso sto aspettando che si muova qualcosa per poter trovare una sistemazione al più presto”.

Com’è andato lo scorso anno?

“Sono stato al Renate con un anno di contratto dopo che la Lucchese era fallita e mi ero ritrovato proprietario del mio cartellino. Mi sono state fatte le solite promesse di rito che mi hanno indotto ad accettare questa destinazione, la società mi aveva fatto capire che avrei giocato titolare e devo sottolineare che, nelle prime quattro partite, è stato così. La squadra però, andava male e quindi l’allenatore Oscar Magoni ha deciso di puntare su Pisseri, portiere di proprietà del Parma che attualmente è a Catanzaro. La cosa strana è che, anche se la squadra andava male, io stavo facendo bene ed avevo il rendimento più alto di tutti, ma tant’è… Ho terminato la stagione in panchina senza potermi mettere in mostra ed ora sono a casa ad aspettare”.

Si sta allenando con qualche squadra?

“Sì, ho chiesto al direttore sportivo del Castelnuovo Valienzi se potevo allenarmi con loro e quindi faccio tre allenamenti a settimana”.

In questi mesi, ha mai pensato di smettere di giocare a calcio?

“Questa ipotesi non l’ho ancora presa in considerazione, anche se so che il calcio non è tutto nella vita. Comunque credo che sarebbe un peccato buttare tutto, visto i grandi sacrifici che ho fatto sin da piccolo. Per ora aspetto, poi, se non dovesse uscire niente, allora penserò a prendere altre strade”.

Cosa ricorda dell’esperienza di Lucca?

A Lucca ci sono stato dai Giovanissimi fino alla prima squadra e ho passato anni bellissimi, era come casa mia e devo dirvi che quando i rossoneri mi riscattarono alle buste dall’Ascoli, ho pensato che tutto sarebbe andato per il verso giusto e che, anche con qualche difficoltà, si riuscisse a ripartire. Invece, non è stato così. Sarei voluto ritornare a Lucca per dimostrare che ero cresciuto e che potevano fare affidamento su di me”.

Che tipo di portiere è?

“Non sono molto alto e di conseguenza baso tutto sulla reattività e sulla sfrontatezza. Non ho paura di niente e mi piace soprattutto fare le uscite basse”.

Chi è il preparatore dei portieri che l’ha migliorata di più?

“Senza dubbio Roberto Guidi, che ho avuto in tutti gli anni alla Lucchese. È stato per me molto importante sia dal punto di vista tecnico che umano”.

Ha sfiorato anche l’esordio in Serie B…

“Diciamo che ci ho sperato perché ad Ascoli, soprattutto il secondo anno, ho fatto tante panchine e ed è stata una bella esperienza a livello personale”.

Tornando alla sua esperienza a Lucca, qual è stata la partita più bella?

Così, su due piedi, no saprei. Forse quella della vittoria del campionato contro il Gavorrano in casa”.

Qual è il suo modello di portiere?

“Sicuramente Buffon sotto ogni punto di vista, sia per come comporta in campo che fuori. Le parate che per noi portieri sembrano difficili, lui le fa diventare facili e questo è un grandissimo pregio”.

 

 

 

 

 

 

 



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