Galleria Rossonera

Amarcord Mocarelli, un dottore che ama il calcio e non vuole smettere

sabato, 15 settembre 2012, 13:51

di diego checchi

Francesco Mocarelli è a casa che aspetta l’occasione giusta ma una cosa è certa: non vuole ancora smettere di giocare: “Mi sto allenando con squadre dilettantistiche vicino a casa e voglio aspettare l’occasione giusta che sia stimolante. Non vado certamente a cercare ingaggi stratosferici, ma cerco una squadra che mi permetta di stare vicino a casa e coniugare anche l’aspetto famigliare visto che, da pochi mesi, mi sono sposato”.

Per quale motivo è finita l’esperienza di Perugia? “Sono stati anni molto belli, gli ultimi due con i Grifoni, visto che abbiamo vinto prima il campionato e la Coppa Italia Serie D, poi anche il campionato di LegaPro 2. Dopo di che, le scelte della società sul mio conto non hanno previsto la riconferma, ma questo fa parte del calcio, l’importante è che a Perugia sia ancora stimato sia come calciatore che come uomo. Ci sono stato quattro anni in tutto e parlo ancora con allenatore e dirigenti che mi stanno dando suggerimenti per il mio futuro”.

La sua vita si è divisa tra Firenze, Lucca e Perugia… “È proprio così, Firenze è la mia città natale. A Lucca, fra settore giovanile e prima squadra, ci sono stato nove anni e a Perugia per quattro stagioni. A Lucca conservo ancora molti amici che a volte passo a salutare e con cui parlo spesso della Lucchese. Sarei tornato volentieri ma nessuno mi ha contattato perché sono state fatte altre scelte”.

Cosa ricorda degli anni trascorsi in rossonero?

“Abbiamo vinto due campionati di fila e sono stati anni stupendi. Quello era un gruppo fantastico, fatto di persone che davano tutto per la maglia della Lucchese. Mi spiace che, per colpe non nostre, sia stato rovinato quanto di buono eravamo riusciti a fare. Avevamo anche riportato l’entusiasmo giusto, ricordo la partita con il Gavorrano in casa e poi con il Prato l’anno successivo dove c'erano 5-6000 persone a sostenerci: tutti ricordi indelebili nella mia mente. Bisogna ricordare però, che anche la dirigenza attuale sta facendo bene perché è riuscita a vincere, al primo anno, il campionato di Eccellenza e non era assolutamente una cosa scontata. Mi auguro che quest’anno ci possano essere altre soddisfazioni, anche se la Serie D è un’altra categoria e la Pistoiese è la favorita del girone. Inoltre, secondo me, ci sono altre realtà che non sono ancora uscite fuori come Massese, Spal e Mezzolara che credo faranno molto bene”.

Quali differenze vede tra la serie D che ha giocato lei con la Lucchese e questa?

“Mi sembra che questo sia un campionato più livellato, dove ci sono quattro o cinque squadre che se la possono giocare mentre quando c’eravamo noi, il tasso tecnico era maggiore ma c’erano solo due o tre squadra che potevano lottare per il vertice”.

Cosa vorrebbe fare nel dopo carriera?

“Non ho ancora le idee chiare, ho frequentato da poco il corso da allenatore ed ho ottenuto il punteggio migliore della mia classe ma non so se questa sarà la mia strada. Sono laureato in economia aziendale e potrei aspirare anche ad un posto dietro una scrivania, addirittura fuori dal mondo del calcio, anche se il richiamo del pallone è sempre forte e dietro l’angolo”.



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