Galleria Rossonera
mercoledì, 22 novembre 2023, 12:54
di gianluca andreuccetti
"Il sacrificio è il costo di un risultato". Basterebbe forse questa frase per descrivere al meglio Riccardo Bergamini. Per chi non lo conoscesse, Bergamini è un'alpinista che negli ultimi anni ha sfidato l'impossibile, scalando tra le altre cose montagne dell'Alaska e il Cho Oyu, sesta montagna più alta al mondo. A inizio novembre Riccardo ha scalato la vetta dell'Himalaya Parchemuche Peak alla quota finale di 6279 metri. Il sangue freddo di chi non ha paura di niente. Un sangue dove scorrono due colori: il rosso e il nero. Oltre alla passione per la montagna, Riccardo Bergamini è un tifoso di lunga data della Lucchese. Il noto alpinista si è raccontato a 360° gradi ai nostri microfoni. Ecco le sue parole.
Innanzitutto complimenti per l'ennesima impresa. Come sta e quali sono le sue sensazioni?
"Sto bene, sono sereno e mi sento appagato. Sono quasi vent'anni che faccio spedizioni extraeuropee. Ho scalato quasi tutte le catene montuose più alte del pianeta, togliendomi anche molte soddisfazioni: nel 2013, senza bombole d'ossigeno, sono diventato il primo toscano a raggiungere quota 8000 metri".
Che tipo di allenamento svolge per prepararsi a scalate di questo tipo?
"C'è un lavoro dietro che è annuale. Infatti mi alleno tutti i giorni, tranne uno di riposo.. D'inverno mi alleno soprattutto sulle Alpi Apuane. D'estate invece mi sposto sulle Alpi occidentali sui 4000 metri. Oltre alla montagna mi alleno anche andando in palestra, correndo e facendo tante ripetute".
Quali sono le varianti che si possono incontrare durante una scalata?
"Per scalare una montagna c'è bisogno di forma fisica, testa e tanta forza di volontà. Dall'altra parte però ci sono dei pericoli oggettivi che non dipendono da noi come ad esempio una valanga, il brutto tempo e il vento. Tutte varianti di cui tener conto per non mettere in pericolo la propria vita"
Com'è nata la sua passione per l'alpinismo?
"La montagna in sé mi è sempre piaciuta sin da piccolo. Dopo aver iniziato a scalare le prime montagne salendo sui 4000 metri, su invito delle guide di Courmayeur ho iniziato a partecipare alle prime spedizioni extraeuropee. Da lì è iniziata la mia carriera alpinistica in giro per il mondo.".
Uno dei suoi "compagni" di viaggio è il gagliardetto della Lucchese...
"Oltre all'ultima spedizione, il gagliardetto l'ho portato anche in cima al Pakistan. La Lucchese è la squadra della mia città. La Pantera la seguo sin da quando ero molto piccolo. Ho avuto la fortuna di assistere alle due storiche promozioni dalla C2 alla C1 e nel 1990 dalla C1 alla Serie B. In quegli anni ho seguito i rossoneri in tutti gli stadi d'Italia".
Bulgarella per renderle omaggio le ha regalato la maglia da gioco della Lucchese...
"Ho grande riconoscenza verso la nuova società. Ho incontrato Bulgarella il giorno di Lucchese-Pescara, qualche ora prima della mia partenza per il Nepal. Sabato sarò nuovamente allo stadio per assistere alla gara contro la Vis Pesaro"
Una partita che le è rimasta in mente da quando segue la Lucchese?
"Una gara che ricordo molto volentieri è un Lucchese-Spezia della stagione 1988-89. Era l'ultima di campionato e vincemmo per 3-1 togliendo così agli aquilotti la possibilità di andare in Serie B. L'altra partita che mi è rimasta in mente è quella contro il Foggia, primo anno dei rossoneri in cadetteria. Un match importante che metteva a confronto due allenatori come Orrico e Zeman".
Un giocatore che invece le è rimasta nel cuore?
"Uno dei miei primi amori calcistici è stato Gaetano Salvi. Negli anni '80 lui insieme a Mario Donatelli incarnavano lo spirito rossonero di quel periodo. Negli anni '90 invece abbiamo avuto giocatori importanti come Roberto Simonetta, Roberto Paci e Luciano Bruni, quest'ultimo campione d'Italia con il Verona nel 1985".
Tornando al presente, c'è un giocatore della Lucchese che la sta colpendo in positivo?
"Personalmente posso dire di essere contento per Russo. Nel 2017, durante la sua prima esperienza con la Lucchese, venimmo premiati per meriti sportivi con una targa dal comune di Seravalle Pistoiese. A distanza di qualche anno, rivederlo giocare da protagonista con i rossoneri mi fa assoluto piacere".
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Il giovane difensore: "Io stesso sono un tifoso, lo scorso anno ero in curva per i play out a tifare la Lucchese. A Cenaia potrebbe essere quella definitiva dovesse pareggiare la Zenit: sarà una gara complicata e certo l'assenza del pubblico credo possa incidere. Viareggio Cup, una bella esperienza"