Detto tra noi
giovedì, 26 ottobre 2017, 12:32
di fabrizio vincenti
In molti scommettono che Arnaldo Moriconi, uno che è azionista di maggioranza della Lucchese senza esserlo formalmente visto che detiene appena l'11 per cento delle quote, ha già venduto tutto. O c'è molto vicino. I tifosi ci chiedono conferme, si interrogano, si incazzano e si preoccupano che la china sia ancora una volta pericolosa. A tutti loro non siamo in condizione di rispondere se non per sensazioni, perché in tutta questa vicenda a dominare è, ancora una volta, il mistero.
Da quando nel gennaio scorso la Lucchese ha iniziato a passare di mano, molti degli attuali protagonisti si sono riempiti la bocca di parole che facevano bene al cuore. Trasparenza. Lucchesità. Calcio a dimensioni umana. Amministratori tifosi. Un progetto calato nella città. La Lucchese ai lucchesi. E via dicendo. A distanza di qualche mese è giusto tirare le somme e dire che di tutto questo non rimane che un labile, scolorito e anche imbarazzante ricordo.
L'attuale classe dirigente non ha saputo trovare un interlocutore cittadino, vuoi per limiti evidenti della città, vuoi, ma l'autocritica in via dello Stadio non è mai stata di casa, per errori commessi. Gli appelli lasciano il tempo che trovano: se gli attuali gestori non hanno trovato un socio da 10mila euro in otto mesi, qualche domanda, almeno sulla loro capacità di attrarre forze nuove, se la dovrebbero fare. Ma capiamo che sarebbe chiedere troppo, perché emergerebbe il totale fallimento di quanto ventilato a inizio anno. Più facile dare solo la colpa al mondo brutto e cattivo. E nel frattempo iniziare a vendere a chi passa da fuori.
I nomi usciti da giugno in poi, prego ricordarsi anche dell'offerta di giugno che qualcuno ipotizza ancora in piedi, non hanno dato grandi garanzie. Ma soprattutto hanno chiarito una cosa: a decidere la vendita sarà un socio che ha l'11 per cento insieme ad altri due. Di più. La sensazione è che ogni tentativo messo in piedi da soggetti diversi debba finire in una strada senza uscita. E' successo, e temiamo risuccederà anche con il tentativo che il Comune sta portando avanti. Una sorta di tela di Penelope puntualmente smontata.
Il disegno appare chiaro: vendere a chi ha fatto offerte direttamente nelle mani del vero soggetto che decide e dispone. Ne ha pieno diritto essendo una società di diritto privato o, come gli stessi soci sottolineano quando battono cassa in Comune, la Lucchese è un qualcosa che finisce per interessare la città e sarebbe opportuno un maggiore coinvolgimento di essa? Lui e gli altri soci che lo appoggeranno risponderanno alla città delle scelte che stanno maturando in questi giorni, forse in queste ore, nell'imbarazzato silenzio degli altri soci, eccezion fatta per Lucca United. Nel bene, ma anche nel male, qualora i fatti dimostrassero che la scelta è stata un azzardo o peggio. Resteranno le benemerenze per quello fatto ma anche gli eventuali errori. A Cesare quello che è di Cesare. Con un aggravante: che a sbagliare cavallo saranno state persone di Lucca. Mica un dettaglio.
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