Detto tra noi
lunedì, 24 luglio 2017, 12:12
di fabrizio vincenti
Non ci volevamo credere. Eppure era vero. In un ambiente di festa, peraltro in quel gioiello di paese che risponde al nome di Fiumalbo, mentre i tifosi rossoneri iniziavano a affluire al campo sportivo della località appennica per la prima amichevole stagionale della Lucchese, ha fatto la sua comparsa un mezzo Iveco antisommossa della Polizia di Stato. A bordo un gruppo di agenti del reparto mobile, vestiti di tutto punto. Come se fossero diretti all'Olimpico o a San Siro. O, almeno, a una partita di campionato della squadra di Lopez in quella Lega Pro che è sempre più la controfigura della serie C di tanti anni fa.
Ma le sorprese non erano finite. Come sempre in questi casi, i Carabinieri, oltretutto competenti nelle zone montane, avevano inviato una loro pattuglia. E, naturalmente, immaginiamo per scelta della Questura di Modena, non potevano nemmeno mancare un gruppo di agenti in borghese, con tanto di telecamera e di macchina fotografica. A conti fatti per l'amichevole con La Veloce di Fiumalbo, ripetiamo: La Veloce di Fiumalbo, erano presenti una decina abbondante di rappresentanti delle forze dell'ordine.
Considerando che sugli spalti c'era oltre un centinaio di persone, il rapporto era di circa un agente ogni dieci persone. Come se all'Olimpico, per una gara da 70.000 fossero presenti 7.000 agenti. Peraltro con ben altre problematiche di ordine pubbico. A Fiumalbo c'erano bambini, famiglie e qualche ragazzo della curva, tutti puntualmente ripresi dalla telecamera dell'agente addetto. Che sicuramente avrà potuto prendere nota degli striscioni, indubbiamente elementi di potenziale turbativa dell'ordine pubblico, come il nuovo striscione dei tifosi di Ponte a Moriano o quello di solidarietà a un noto tifoso vittima di un incidente sul lavoro. Già, ma c'era un'incognita. Tentiamo di essere seri: il Prato, dalla mattina, era alloggiato a poche decine di metri dal campo, e dunque, qualcuno deve avere pensato, immaginato chissà quali possibili sanguinosi scontri. Meglio non rischiare, non si sa mai, è la parola d'ordine.
Dieci e più persone sottratte, non certo per scelta loro, ma evidentemente dei superiori e di chi gestisce l'ordine pubblico in Italia, dalla difesa delle nostre abitazioni, dal controllo delle strade, da un'immigrazione clandestina sempre più selvaggia e arrogante. Tutti sottratti, con un'operazione di distrazione di massa che non è per niente casuale: chi dirige l'ordine pubbiico in Italia, segnatamente il ministero dell'Interno, ritiene evidentemente una priorità il controllo degli stadi. Che poi l'Italia somigli ogni giorno di più a un paese africano o sudamericano, quanto a sicurezza, poco conta. Importante è che non scoppi nessun tipo di problema negli stadi. Nemmeno una cicca buttata. Altrimenti, grazie anche a una stampa troppo spesso compiacente, politicamente affine e prona ai padroni del vapore, son dolori. Lo si è visto nel caso di Livorno. E allora ecco un controllo capillare, per certi versi ossessivo persino in circostanze palesemente non necessarie. Se poi le città non sono ormai più sotto controllo e quando gli agenti intervengono si vedono rilasciare i colpevoli, il caso dell'immigrato clandestino che accoltella un poliziotto a Milano e 36 ore dopo è fuori, una fotografia della nostra povera Italia, non importa. Anzi, forse è meglio dirigere le forze altrove, tanto a toccare i veri problemi del Paese si rischia e basta. A taccuni chiusi lo confermano anche tanti di coloro che vestono una divisa. Chiudete gli occhi e immaginate se a provare a sferrare una coltellata fosse stato un tifoso: avrebbe avuto lo stesso trattamento dal giudice di turno? Per non parlare dell'eco mediatico.
Il calcio, a dispetto di chi dice che non deve essere confuso con la politica, fa politica. E in questo caso, lo diciamo chiaramente, la politica la fa il Pd, il peggiore partito dall'unità d'Italia in poi. L'ordine pubblico lo fa questo partito, priam di tutto a livello culturale, con una pletora di funzionari, e se ai tempi del leghista Maroni, il noto inventore della tessera del tifoso, la cui utilità è sotto gli occhi tutti, la strada intrapresa era giù di tipo repressivo, ora siamo all'acme. Al paradosso. Alla fattoria degli animali, al grande fratello, di orwelliana memoria. E' una questione di priorità, di emergenze vere o presunte. Naturalmente, e non è un dettaglio, a spese dei contribuenti. Il messggio è chiaro: per il ministero dell'Interno il problema sono i tifosi. Una scelta politica, anzi ideologica. Che i tifosi se lo ricordino al momento della prova del voto. Che prima o poi questo governo, espresso da un parlamento che ha cambiato casacca per circa la metà dei suoi eletti in soli quattro anni, dovrà pure affrontare.
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