Detto tra noi
giovedì, 24 novembre 2016, 07:48
di fabrizio vincenti
Ora, inutile nasconderlo, è allarme rosso. Ora, sia chiaro, non bastano più le battute, spesso discutibili, di un uomo che può anche essere brillante, ma che sta sistematicamente aggirando l'ostacolo e sviando sulle prospettive future. Ora, dopo che ne abbiamo lette, e soprattutto non lette, con un atteggiamento che ci è parso di donabbondiana connivenza, quasi non si volesse disturbare il manovratore, ci chiediamo, se qualcuno si sveglierà.
La notizia dell'istanza di fallimento della Coam, detenuta al 90 per cento da Andrea Bacci, che ha in mano il 54 per cento del pacchetto della Lucchese, non è un fulmine a ciel sereno, almeno per chi non ha voluto mettersi abbondanti strati di prosciutto sugli occhi, preferendo accompagnare il collocamento sulle orbite oculari di un buon Parma stagionato qualche risatina di compiacimento ai monologhi del numero uno rossonero in sala stampa.
Ricapitoliamo per chi si fosse perso qualche puntata. Dopo aver silurato a ripetizione uomini e programmi (mai realmente sviluppati, basti pensare che la Lucchese avrebbe dovuto coltivare un modello Empoli in tal senso, roba, a distanza di quattro anni, da crepare dalla risate) in continua successione, siamo arrivati alla gestione Bettucci. Ovvero il numero uno rossonero ha messo la macchina in mano all'amministratore unico di Coam, che, bene ricordarlo, solo due mesi fa continuava a propagandare un nuovo corso. Fatto di pulizia, puntualità, rigore, programmi, prospettive. E chi più ne ha, più ne metta. Compreso l'impianto di Capannori, dove la Lucchese sarebbe dovuta già andare a allenarsi, lasciando l'Acquedotto al settore giovanile.
"Vogliamo che la Lucchese non venga più portata per bocca dalla città", una delle frasi più gettonate. Alla luce degli sviluppi, paiono grottesche. Tralasciamo l'altro capolavoro comico con l'annuncio della volontà di regolare anche ll debito per li premio promozione della serie D. Un'iperbole di cazzate in perfetto stile del premier con il piglio del venditore di piatti, che a scuola veniva chiamato “il bomba” per l'inesauribile capacità creativa di raccontare fregnacce. Ispiratore, almeno sinora, di questi personaggi. Lo ribadiamo non per soddisfare le esigenze di qualche nostro distratto lettore, ma perché le stesse cronache dei giornali nazionali lo sottolineano, finendo per legare in qualche modo la Lucchese al cerchio del Giglio magico, e perché lo stile fa l'uomo. E lo stile, e non solo, degli attuali proprietari della Lucchese attinge a piene mani da quello che da Rignano è finito, per la disperazione del nostro Paese, a palazzo Chigi.
Basti pensare alle armi di distrazione di massa utilizzate sistematicamente dal presidente rossonero. Che, anziché dire come stanno realmente le cose, ha preferito prendersela, solo per venire agli ultimi mesi, con il sindaco, l'assessore allo Sport, la conduzione tecnica, messa in bilico per settimane mentre non si pagavano i debiti aziendali, e persino con i tifosi rossoneri a Livorno. Prima non confermando il mancato pagamento dei contributi, poi sostenendo che è stata una libera scelta. La tattica è chiara: è sempre colpa di qualcun altro, perché le intenzioni sono buone e il progetto mira a portare lontano la Lucchese. Armi di distrazione di massa, appunto. Proprio come altri fanno a livelli ben superiori. Una tecnica che sa di giocatore di poker, con la posta che si alza e si rinvia il momento di tirare giù le carte. Ma fiches sul tavolo, anzi denaro contante, pare evidente, da tempo ce n'è ben poco.
Abbiamo sempre detto, a differenza di chi del pregiudizio, negativo o positivo, fa uno stile di vita, che avremmo valutato sui fatti. Anche difendendo Bacci, e di fatto la Lucchese, quando è stato necessario, in virtù del denaro e dell'impegno comunque spesi. Ora i fatti parlano da sé. La Lucchese ha debiti non onorati con fornitori, con dipendenti, non pagati da mesi e mesi, e persino rispetto ai contributi previdenziali per i giocatori. Prenderà, per la prima volta nella sua storia, punti di penalizzazione. Ha ricavi praticamente azzerati, anche grazie a un marketing assente. E il problema, per settimane, ci è stato detto, era l'atteggiamento tattico di Galderisi. Vogliamo continuare con l'elenco delle macerie che si stanno condensando, ancora una volta, sul Porta Elisa? Ci pare inutile. Resta solo da capire come uscirne evitando il terzo crac in un decennio. Lo spazio c'è tutto, visto che la massa debitoria non è enorme, manca semmai la liquidità. Ma servono idee chiare e mosse rapide. Ci auguriamo di cuore che i soci lucchesi non assistano inerti a questa deriva.
E che Andrea Bacci dica, subito, senza indugio, senza tattiche dilatorie, senza battute, senza sorrisetti, senza commenti sulla prestazione prossima dei rossoneri, senza umorismi, cosa intende fare. Coam sarà quasi certamente impossibilitata a sottoscrivere la ricapitalizzazione di dicembre: lui cosa farà? Si accollerà tutta la parte? Sottoscriverà solo il suo 33 per cento? Si farà fuori a sua volta? Cederà tutto? La Lucchese rischia, se non dovessero essere trovati i soldi per ripianare il debito e sottoscrivere la ricapitalizzazione, di andare in liquidazione. Questo mese scarso che si separa dal 13 dicembre rischia di essere cruciale. Chi ama la Lucchese deve avere spiegazioni. Definitive e convincenti. Poi, la macchina, se le intenzioni sono di andarsene, e Bacci ne ha tutto il diritto dopo aver regolato i suoi debiti, può anche indirizzarsi definitivamente sulla Firenze-mare. In direzione della città del Giglio. Sempre meno magico.
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