Detto tra noi

Trama (rosso) nera, trama (rosso) nera tu dai la felicità

mercoledì, 12 ottobre 2016, 19:21

di fabrizio vincenti

Indecenti. Incommentabili. Ignobili. Inauditi. Incredibili. Indecorosi. Ne abbiamo sentite, e lette, di tutti i colori per commentare i cori dei tifosi rossoneri a Livorno. La macchina del fango sulla tifoseria rossonera ha girato a pieni giri e, naturalmente, ha sortito gli effetti che in molti auspicavano. Ovvero la giustizia sommaria, che tanto piace a questo Paese sempre più sprofondato nella melma. La gogna, che nemmeno ai peggio criminali, viene riservata. 

Il cortocircuito mediatico scatenato da politici, politicanti e operatori dell'informazione è stato puntuale come sempre in questi casi. Si potrebbe dire che è una costante. Che continua a dare buoni risultati. E a rendere gli stadi ormai un qualcosa dove anche i diritti elementari vengono ormai negati. Cerchiamo di fare chiarezza: noi, per stile e educazione, non fischieremmo o insulteremmo mai un morto, anche perché veniamo da una tradizione che  ha avuto (ed ha) difficoltà a portare persino fiori sulle tombe dei propri morti. Ma è semplicemente assurdo vietare (anche per cinque anni) lo stadio a chi manifesta il proprio dissenso verso un minuto di silenzio. Non è un problema dell'ex presidente della Repubblica Ciampi, che in troppi non ricordano, o fanno finta, come uno dei tanti che ha contribuito a portare l'Italia nell'attuale stato di vassallaggio da euro e non solo, è un problema di libertà. Immaginatevi, per un attimo, che cori o fischi per una persona deceduta vengano fatti riecheggiare in un teatro, o per strada. O dove volete voi. Anche il più benpensante italiota inorridirebbe all'ipotesi che questi gesti, al di là delle buona creanza, possano provocare conseguenze addirittura penali. Nel calcio non è così. Per molti il calcio è un laboratorio dove stanno sopprimendo diritti e spazi di libertà. Difficile dar loro torto.

Ma c'è di più nella vicenda che ha portato a comminare diciotto, ripetiamo diciotto, diffide per i tifosi rossoneri, in alcuni casi con provvedimenti a dir poco draconiani con tanto di obbligo di firma in Questura prima e dopo le gare della Lucchese senza che un solo atto di violenza, che condanneremo sempre e comunque,  si sia consumato nella città labronica. Molte diffide con ogni probabilità non reggeranno a nessun tipo di giudizio e cadranno. Ce lo auguriamo di cuore. Ma intanto serviranno avvocati, amarezze, ricorsi. Che forse verranno portati avanti attraverso un'azione congiunta dei tifosi coinvolti, al pagamento della quale sarebbe doveroso partecipasse chi ha a cuore la Lucchese e la sua tifoseria. Non certo il suo presidente che anche nella circostanza ha speso parole ben oltre quelle, inevitabili, di circostanza.

Diciamolo una volta per tutte: il problema è anche politico. Del resto cori e fischi contro Ciampi si sono ascoltati, in quel fine settimana, in tanti stadi, a riprova di come anche l'abusato minuto di silenzio debba essere soppresso. A Livorno, molti lo ricorderanno, negli anni sono stati urlati cori beceri verso i Carabinieri spappolati dai terroristi in Iraq, contro gli italiani ingoiati dalle foibe per opera dei partigiani comunisti titini. L'elenco è lungo e sicuramente non piacevole, forse anche per questo i tifosi amaranto non si sono nemmeno troppo indignati, e chi ha raccontato il contrario ha bluffato, per il trattamento ricevuto dal loro illustre concittadino. Nella curva Nord, in evidente polemica, è stato addirittura esposto uno striscione per le morti sul lavoro. A far partire la macchina repressiva e quella mediatica sono stati due particolari con importanza crescente. Il fatto che il coro contro Ciampi sia stato gridato nella sua città natale e che vi siano stati cori di inneggiamento al Duce, talmente flebili, e palesemente provocatori verso una piazza, a ragione, orgogliosamente di sinistra da sempre, da non essere nemmeno rilevati nel comunicato del giudice sportivo, che si avvale non solo del referto dell'arbitro ma anche dei commissari di campo. La voglia di sangue è stata tanta, moltiplicata dal tentativo di rinvangare nel passato della tifoseria rossonera inseguendo vicende ormai lontane.

Le forze di Polizia, che dipendono da sempre dal potere politico e che inevitabilmente risentono degli umori dei media, si sono attivate. Preso atto del clima. E iniziato la caccia. A suon di filmati. Labiali. Visionature. Dati incrociati. La Polizia scientifica di Livorno deve aver impiegato ore e ore nel decifrare i singoli labiali dei trecento tifosi rossoneri. Il moccolo. L'imprecazione. L'urlo. il singolo coro. E all'interno del coro chi lo ha iniziato e chi è andato dietro. Un lavoro certosino. A voi il giudizio se i soldi dei contribuenti sono spesi bene. A noi, in un momento in cui la sicurezza dei cittadini è ai minimi storici pare di no. Ma tant'è, questa è l'Italia. E l'emergenza per taluni non è la criminalità o i clandestini. Sono i tifosi. E se questi, a torto o ragione, vengono addirittura etichettati come fascisti, o pseudofascisti, peggio che mai. Vanno estirpati. In ogni modo. Con ogni mezzo. Ne va della sicurezza nazionale. "Trama nera, trama nera tu dai la felicità", cantava un complesso di musica alternativa di tanti anni fa, gli Amici del Vento. E' ancora attuale. Purtroppo.



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