Detto tra noi

La rabbia e l'orgoglio

lunedì, 11 aprile 2016, 12:05

di fabrizio vincenti

Confessiamolo. Subito e senza inutili ruffianerie, che non ci toccano, ma anche senza punte di quel virus che pare contagiare altri, ovvero l'imparzialità che a volte sembra nascondere ben altro: sabato avremmo pagato per essere in curva. E poter tifare a pieni polmoni, respirando, finalmente, l'odore inconfondibile dei fumogeni. Gomito a gomito con gente che da una settimana e più faceva fatica a dormire e a distogliere il pensiero da una partita che, inutile nasconderlo, va oltre il calcio. Lucchese-Pisa è anche questo. Al netto di una superiorità sbandierata oltre il Foro, conta eccome. Anche sotto la Torre. Dove si continua a reclamare maggiore importanza per la partita con la Fiorentina, giocata una ventina di volte in circa un secolo, come dire nulla. Viene da dire che a Firenze nemmeno se ne sono accorti di quel match, disputato più o meno tante volte quante la Lucchese ha giocato con il Milan o altri grandi squadroni. 

Il derby del Foro, ridendo e scherzando, è circa a quota cento, un numero maggiore della partita che i nerazzurri attendono più di ogni altra, ovvero con il Livorno. E, chiaramente, è un match che va al di là dell'elemento sportivo in senso stretto. Sembra quasi, anche a osservarli nell'atteggiamento, che oltre il Foro non vogliano dare eccessiva importanza al match, quasi dovesse essere seguito come tanti, ma poi, alla fine, anche vedendo i commenti, le incursioni nei social, le dichiarazioni a fine partita, è una gara che lascia il segno. E che per il secondo anno consecutivo fa rosicare sotto la Torre. E la spocchia finisce per dover, almeno per un attimo, esser riposta.

Una spocchia che, permettecelo, non vediamo in mister Gattuso. Non tanto e non solo per le benemerenze (eterne) in Nazionale, ma anche per il suo modo di vivere la gara. Vero. Passionale. Anche eccessivo, ma vivaddio ben vengano certi personaggi, che poi hanno l'onestà di dire, all'andata, che per il Pisa un punto era anche troppo, e al ritorno ammettere che ha avuto paura di perdere a un certo punto del match. Il siparietto con un anziano tifoso rossonero, indomito, che lo ha fatto mandare in bestia e sbroccare al punto da chiedere l'intervento degli steward, e anche questo è il calcio, vivaddio, moralisti da due soldi, è stata una delle immagini che ci porteremo dietro. 

Così come il sorriso di mister Cavalletto a fine partita, incrociato nei pressi delle Mura: era il ritratto della felicità. Lui e Galderisi hanno ormai un rapporto che va al di là di quello professionale con la città. Ci porteremo dentro anche la corsa dei ragazzi delle giovanili al fossato della gradinata, letteralmente imbufaliti per l'ennesima miccia che si era accesa in campo e vogliosi, con la voce, di dar man forte ai rossoneri. Senso di appartenenza, lo chiamiamo: e ne andiamo fieri. E' stato un bel derby, acceso, vivo, anche teso. Con la Lucchese, che finalmente, come i suoi tifosi chiedevano, ha tirato fuori la rabbia e l'orgoglio. I rossoneri, per lunghi tratti, sono sembrati come un pugile più debole che vuole con ogni forza che ha in corpo rimanere in piedi, evitare il ko. Soffrendo. Tenendo duro. Respingendo gli assalti di un Pisa che pareva avere la partita in mano. 

Poi, come spesso accade, con quella magìa che solo il calcio può offrire, i rapporti di forza si sono invertiti. E la Lucchese ha seriamente rischiato di vincere. Sarebbe stata l'apoteosi, visti i rapporti di forza, ma l'occasione di Mannini a fine gara ha riportato tutto nei giusti binari. E il pari va bene. Soprattutto va bene la prestazione degli uomini di mister Galderisi, che ora sono chiamati a raggiungere la matematica salvezza, ancora a distanza; ci sarà ancora da soffrire. Poi si volterà pagina. Sperando che a Galderisi sia data la possibilità di costruire quel progetto che aveva già in testa. Un anno fa. Servirà quella rabbia e quell'orgoglio visti con il Pisa. In quel caso, avranno Lucca al loro fianco. 



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