Detto tra noi
martedì, 23 febbraio 2016, 21:18
di fabrizio vincenti
Due premesse, inevitabili, prima di addentrarci in quella che abbiamo definito per giorni la "commedia rossonera", con un epilogo che ha il sapore della farsa. Oltre che della totale improvvisazione. Prima (premessa). Non abbiamo mai usato parole particolarmente critiche verso Francesco Baldini, nemmeno al tempo del suo esonero. Che ci parve, anche in quel caso, per le modalità e le parole pronunciate, poco rispettoso della sua professionalità. Per noi fanno fede quanto abbiamo scritto, come pure per chi, come il presidente Bacci, ebbe toni a dir poco duri verso quello che ora verrà fatto passare come un figliol prodigo.
Ecco quanto diceva il numero uno rossonero a fine ottobre, quando la sorte del tecnico massese era segnata, ma c'era da dirimere la questione economica e si provava a far andar via Baldini con le dimissioni (a costo zero): "Mi ha deluso il comportamento del tecnico: mi sarei aspettato che da ieri a ora lui fosse venuto almeno a cercarmi e invece non l'ho ancora sentito nemmeno telefonicamente e questo credo sia la cosa peggiore che potesse succedere. Lui non si è nemmeno mosso. Mi sarei aspettato una telefonata non di spiegazioni, ma sicuramente dove, se non altro, metteva a disposizione e consegnava il suo mandato, almeno verbalmente una sorta di dimissioni. Vede se Baldini pensa di mettersi in tasca un anno di stipendio non dimettendosi, sbaglia nel senso che magari io sarò costretto anche a pagarglielo, ma non è così che si fa. Quando uno sbaglia tutto, dovrebbe almeno avere il coraggio di dimettersi spontaneamente".
Seconda (premessa). Non abbiamo mai tenuto posizioni preconcette verso l'attuale presidente Bacci e nemmeno verso Giovanni Galli. Anzi, a più riprese qualche barricadero da caffè ci ha accusato essere persino troppo tiepidi e ben disposti verso di loro. Semplicemente abbiamo sempre cercato di dire quello che pensavamo, senza preconcetti e avendo cura di non alzare, gratuitamente, le tensioni. Non ci interessa farlo. Non ci interesserà mai. Non è semplicemente nel nostro stile. Abbiamo però sempre cercato di giudicare sulla base dei fatti, lo abbiamo sempre scritto. E a questi ci atteniamo anche ora.
Fatti che ci impongono di assegnare un voto zero ai due protagonisti principali, Bacci e Galli, di una vicenda grottesca. Grottesca per tutti. Per l'allenatore giubilato e l'allenatore ripreso, per la società rossonera uscita a pezzi dalla vicenda, per i tifosi e anche per quelli che fanno del mondo dell'informazione il loro mestiere. L'esonero di Lopez è stato tratto da una puntata, nemmeno la più riuscita, di "Scherzi a parte". Con un copione probabilmente già scritto in settimana, e veleni che evidentemente erano già presenti, ma all'oscuro di chi sta fuori dalle stanze dello stadio.
Lopez è stato silurato, e ancora vorremmo capire perché visto che ha riportato la Lucchese in una posizione più consona e ci fa semplicemente sorridere l'accusa di aver tenuto allenamenti blandi. Il suo allontanamento, per il quale non mancheranno sicuramente serie ragioni ma che restano incomprensibili per i comuni mortali, è sconcertante, a maggior ragione dopo averne avallato la campagna acquisti di gennaio. A meno che non si pensasse davvero di avere una squadra di levatura decisamente diversa (e due allenatori bruciati dicono l'opposto). Del suo allontamento, dicevamo, resta l'eleganza con cui è stato scaricato. Se c'è stata la corsa a assumersi i meriti per averlo portato a Lucca, non altrettanto si può dire per aver almeno prodotto una difesa di ufficio. Scaricato. Senza nemmeno farlo passare dalla sala stampa. E tante belle cose.
A quel punto, la Lucchese, a nostro avviso, aveva solo una scelta: presentare un nuovo tecnico e chiarire che sarebbe stato quello anche per il prossimo anno, che se ne era anticipato l'arrivo per metterlo in condizione di conoscere le potenzialità della squadra, per poi migliorare la rosa a luglio e gettare le basi per un campionato davvero di livello. Si è scelta la strada, incredibile, del ritorno di un allenatore che era stato cacciato in malo modo dal presidente, e difeso da Galli, che evidentemente continua a credere possa far bene qui a Lucca. Un rischio sicuramente non calcolato, che ha però accumunato, dopo mesi di tensioni, Bacci e Galli. Inutile soffermarsi sulle modalità comunicative utilizzate dai vertici della società: il voto è il solito. Zero. Totale mancanza di rispetto per tifosi e mezzi di informazione. Un dettaglio. Come sempre.
Resta da capire se sarà una scommessa vincente. Resteremo in attesa, nella convinzione che retrocedere quest'anno sarebbe impresa da annali calcistici. Mentre l'approdo ai play off ci pare una moneta fuori corso che si contrabbanda per fare stare buoni i tifosi. Dunque ci continua a restare un mistero il cambio in panchina. A meno che, ma qui il pensiero va a Machiavelli, non si voglia affossare la gestione di Galli, cui finisce e finirà l'onere di aver ripreso Baldini. E con questa mossa, tra tre mesi, chiudere sia con Baldini che Galli, motivando le scelte con i risultati modesti. Vero che Machiavelli era di Firenze e Bacci della zona. Ma l'accostamento ci pare davvero troppo per l'imprenditore amico del premier con il piglio del venditore di piatti, che a scuola veniva chiamato “il bomba” per l'inesauribile capacità creativa di raccontare fregnacce.
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