Detto tra noi
giovedì, 5 novembre 2015, 19:07
di fabrizio vincenti
Encefalogramma quasi piatto: ecco la verità. Con la speranza di essere smentiti a ogni curva. A ogni gara. A ogni gol. La Lucchese di questi tempi è imbarazzante. Doppiamente imbarazzante. Perché è stata costruita con cura, nel senso che nulla, è stato ripetuto più volte, è stato lasciato al caso per allestire una formazione in grado di dare soddisfazioni; e perché ha una capacità di reazione che sfiora l'incredibile. Naturalmente nei numeri relativi.
I rossoneri, che bene ricordarlo non avevano iniziato male ma palesavano sin dalle prime uscite due lmiti, uno caratteriale, l'altro in zona gol, sembrano un gruppo di giocatori in grado di andare a gambe all'aria alla prima ventata. Ma che diciamo ventata: basta un buh ben assestato dagli avversari per inclinare la gara verso il successo altrui. Gare giocate con frenesia, inesistenti occasioni da gol, plurime amnesie difensive: un quadro deprimente. Naturalmente condito da tocchi di malasorte che, come di consueto, ma si sa, si accanisce sui deboli.
Il cambio di allenatore è ancora presto per capire cosa potrà produrre, ma vedere mister Lopez, a cui auguriamo il massimo del bene, nelle interviste del dopo gara dà l'idea del precipizio a cui è vicina la Lucchese. Inutile girarci intorno: la società ha sbagliato molto e non ha avuto la fortuna di fare le scelte giuste. Molti dicono: troppe scommesse. Una scommessa il tecnico (Baldini) alla prima esperienza tra i professionisti, una scommessa i tanti giocatori al primo anno a loro volta nei professionisti, una scommessa portare un giocatore inviso a una parte consistente della piazza nella speranza di un campionato da protagonista, una scommessa aver fatto a meno di un tecnico (Galderisi) e di alcuni giocatori che i risultati li avevano dati, anche se con un appannamento finale. Troppe scommesse. E molte delle quali per ora non sono state vinte. Tutt'altro. Una di sicuro: l'entusiasmo della gente è stato triturato anche per quest'anno. L'ennesimo. Purtroppo.
A giugno, si è preferito voltare pesantemente pagina, e in questo non ci pare giusto addossare le colpe sulle spalle del solo Giovanni Galli: un cambio del genere, così radicale, nasce anche dalla volontà della proprietà. Che in effetti non ha mai speso una parola su Galderisi, tanto per dire, e che ora si trova a rigirarsi nelle mani una patate bollente mista a un'amarezza crescente verso coloro a cui ha messo in mano la conduzione tecnica. Si è voluto cambiare tanto ma i fatti stanno dando torto a tutti coloro che pensavano speravano credevano di aver trovato la formula del calcio champagne. E' uscito un calcio che sa di acqua salata e di paura. Purtroppo.
Ora c'è solo da provare a rimettere in moto la macchina, anche a piccoli passi. Lo avevamo scritto qualche settimana fa, non ci sono molte strade: sino a gennaio, salvo che sul mercato degli svincolati non ci sia un-usato-uno sicuro, questa è la squadra. Converrà sostenerla e seguirla, perché prima di tutto c'è da salvare la categoria, operazione fattibilissima, ma solo a patto di cambiare marcia. Altrimenti il precipizio è a un passo. C'è solo da reagire. Prima che sia tardi. A qualunque costo, ripetiamo a qualunque costo, serve una reazione. Ma che amarezza, viste le premesse estive.
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