Detto tra noi

Si fa presto a giudicare

lunedì, 1 dicembre 2014, 18:51

di fabrizio vincenti

Si fa presto a giudicare. E' un vezzo-vizio da cui nessuno è immune. Ed è inutile persino segnarsi su una mano il saggio principio evangelico di non scagliare la prima pietra. E' come invitare, con la razionalità, a smettere di fumare a un consumatore incallito di sigarette. Inutile. Oppure chiedere di non incazzarsi per le mille fesserie che ci avvelenano la quotidianità. Avete voglia di ripetervelo a mente fredda. Magari ricordandovi all'infinito che sono altri i drammi della vita. Tutto inutile. Regolamente, alla resa dei conti, vi incazzarete per un parcheggio. Per un gol subìto dalla vostra squadra. Per una fila non rispettata dal furbo di turno. Per niente o quasi.

E, allo stesso modo, la tentazione di giudicare e censurare non vi abbandonerà. Non ci abbandona. Così, sabato scorso, quando abbiamo appreso la natura drammatica del problema che toccava il portiere rossonero Giuseppe Di Masi, ci è venuto ancora una volta da pensare quanto sia facile giudicare. A volte senza cattiveria, altre con almeno un pizzico di essa. Di Masi è finito sotto la lente di ingradimento per quell'errore contro la Pistoiese, nell'ultima gara sulla panchina rossonera di mister Pagluca. Qualche sorrisetto, qualche affermazione a mezza bocca, quasi a lasciar intendere che anche il suo scivolone, peraltro viziato forse da un fallo di gioco, potesse aver accelerato l'esonero di Pagliuca. 

Eppure, pensavamo, a Pisa Di Masi aveva fatto un miracolo su di un tiro ravvicinato e per il quale era stato giustamente lodato, dimenticando però che poco prima aveva commesso un'ingenuità che a momenti poteva costare la gara ai rossoneri. In quella circostanza, l'avanti nerazzurro aveva poi fallito l'opportunità. Un errore marchiano che poteva avere un prezzo salatissimo. Ma in quella circostanza, nessun sorrisetto, nessuna mezza allusione. La cattiveria, mascherata da battuta, è arrivato dopo. Con la Pistoiese. A quel punto, l'esonero doveva trovare la prova di qualche pistola fumante. L'ipotesi che siano solo di errori, maledetti errori, che ognuno di noi fa nella sua vita quotidiana, è troppo semplice. Eppure molto spesso la più reale. Ma non permette di giudicare. E condannare. O almeno spargere il sospetto.

A distanza di qualche giorno, il portiere rossonero non ha solo risposto sul campo, con un'altra parata che è valsa il pari. Straordinaria per il riflesso. Ha fatto molto di più. Ha dato la dimostrazione di cosa voglia dire essere un professionista e avere il coraggio dei forti. Perché solo chi è forte trova la forza di convivere con i propri drammi senza mancare di dare una mano a chi gli lavora accanto. A chi lo paga. A chi lo attende. A inizio scorsa settimana lo abbiamo incrociato per caso in un bar della prima periferia, era lì che chiedeva informazioni sul canile. Per realizzare un calendario in suo favore. Di Masi avrebbe avuto mille e mille motivi per starsene a casa con la madre in punto di morte. Altro che canile. Altro che Lucchese-Teramo. Non lo ha fatto , preferendo fare la spola tra Lucca e casa. E non è un gesto scontato. E' un gesto che vale più di mille parate. E se sabato scorso avesse anche preso un gol evitabilissimo, ci sarebbe stato solo da applaudirlo. Quello l'applauso che ci auguriamo tutto lo stadio gli vorrà riservare alla prossima gara casalinga. 



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