Detto tra noi
lunedì, 28 ottobre 2013, 17:57
di fabrizio vincenti
La colpa, se di colpa e non di merito si può parlare, è probabilmente dell'ex presidentissimo rossonero Egiziano Maestrelli. Sotto la sua gestione, a Lucca sono arrivati il fior fiore degli allenatori italiani. A partire da un certo Marcello Lippi, che dalle nostre parti non legò mai troppo, ma che si è poi tolto qualche lieve, lievissima soddisfazione professionale. Accanto a Lippi, però, c'è stato davvero un gettito continuo di allenatori già di successo o che lo avrebbero avuto e, soprattutto, di allenatori dotati di grande carisma. Di personalità. Banale ricordare Orrico. Qualcuno, all'epoca, sosteneva che la società preferisse trovare un allenatore molto buono e molto bravo perché, alla fine, i conti economici sarebbero stati meno pesanti dell'acquisto di qualche giocatore in più pur garantendo analoghi risultati.
Fatto sta che a Lucca, molto più che altrove, la tifoseria tende a immedesimarsi con l'allenatore più che in un giocatore. E' successo, solo per venire al passato recente, con Braglia, Favarin. Guide a loro modo autorevoli, guide che davano fiducia, che caricavano i tifosi quasi più di un gol. Dotate di grande carisma. Sembra quasi che l'era Maestrelli, da questo punto di vista, purtroppo solo da questo, non sia mai finita. L'allenatore, avanti tutto. E del resto, anche andando più indietro nella storia della Lucchese si troverebbero ulteriori analogie. Ognuno di loro ha dovuto naturalmente lottare con un gruppo di irriducibili contestatori di tribuna, non perdendo occasione di mandarli a quel paese, ma ognuno di loro aveva chiara la percezione che la loro parola, verso i tifosi, valeva più di quella degli altri protagonisti. Soprattutto, c'era feeling.
Quel feeling che, si è visto subito, ha creato anche mister Pagliuca. Bastava vederlo alla conferenza stampa di presentazione. Ci ha ricordato altre analoghe circostanze. E' scattato subito qualcosa. Non è un problema di moduli, di convinzioni. E' un qualcosa a pelle. Istintivo. Quell'istintività che troppo spesso alcuni protagonisti si dimenticano di tenere nella giusta considerazione, per quanto il calcio viva di emozioni, che partono da quella parte di noi e non certo dai freddi numeri o dai ragionamenti articolati.
Pagliuca era accompagnato da una fama di testa calda, facile all'espulsione e comunque lo scorso anno era stato al centro di un lungo tira e molla che alla fine lo spinse, quanto è piccolo il mondo, nel Bogliasco del presidente Perpignano. Proprio quello che ha tentato senza successo di arrivare la scorsa estate alla guida della Lucchese. Oltretutto veniva da due campionati non certo brillanti. Ma la scintilla è scoccata subito e ha preso ad alimentarsi a Coreglia e poi via via negli allenamenti all'Acquedotto e nelle gare della Lucchese. In Pagliuca i tifosi c'hanno visto uno che ci mette l'anima e che per certi versi vive come loro l'evento calcistico. Quasi con sofferenza, come del resto fanno i tifosi. E chi lo è lo sa bene di cosa parliamo. A volte, la spossatezza a fine gara è tale che sembra di averla giocata anziché averla vissuta da un gradone. Altro che spettacolo paragonabile al teatro o simili. Chi lo pensa non ha capito nulla del mondo bellissimo quanto complicato che ruota attorno a un pallone.
Pagliuca è entrato nel cuore dei tifosi e in un momento in cui tante certezze ancora mancano a radicarsi, intendiamo a livello societario tanto per non essere poco chiari, è visto come un punto di riferimento. dai tifosi più giovani che anche domenica scorsa lo reclamavano sotto il loro settore, come dei più maturi, alcuni dei quali si lanciano in imitazione delle urla belluine con cui insegue per novanta minuti i suoi ragazzi: "Caboooniiiii!!!". Per Pagliuca la Lucchese è un'opportunità importante; per la Lucchese Pagliuca può essere l'elemento in grado di far smuovere un ambiente depresso e reticente, ma comunque sempre pronto a riaccendersi sotto la cenere. Un'occasione per fare un pezzo di strada insieme. Guardando più in alto. Più su.
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