Detto tra noi

Il progetto? Passa anche dalla vittoria in campionato, non scherziamo

giovedì, 19 settembre 2013, 15:09

di fabrizio vincenti

Imbarazzo. A taccuini chiusi, è stata la parola più ricorrente pronunciata dai dirigenti rossoneri per la convulsa giornata di martedì. Una giornata per certi versi grottesca, con silenzi pesanti come macigni, l'impossibilità o quasi per chi fa questo mestiere di avere notizie sulla conclusione del mercato rossonero, condita poi da un comunicato ufficiale diramato nel pomeriggio di mercoledì con il quale si informava che non c'erano stati movimenti in entrata. Grazie tante di cuore.

A quel punto, cosa era successo lo sapevano anche i turisti in transito sulle Mura. Pare evidente che il problema, e lo abbiamo detto nei mesi scorsi lo ripetiamo ora, non è in chi gestisce la comunicazione, quanto in chi la comunicazione dovrebbe indirizzarla. Ovvero la società. Errori tali e quali a quelli compiuti questa estate, quasi a riprova che la capacità di comunicare tempestivamente e efficacemente continua a non esserci. Non siamo per niente soddisfatti sotto questo punto di vista. Come continua a non esserci chiarezza nella divisione dei compiti. La sovrapposizione, perché di questo si deve parlare, al di là delle smentite di rito, tra il direttore generale Rosadini e quello sportivo Russo stanno rischiando di creare più di un grattacapo. E minando la credibilità dell'azione della società rossonera.

L'assemblea dei soci dovrebbe essere servita a fare un definitivo punto della situazione. Ci contiamo. Perché altri scollamenti non sono permessi. Ognuno faccia quello per cui è pagato. Stop. Altrimenti è una Babele pericolosa, molto più pericolosa dell'arrivo o del mancato arrivo di una punta. E a questo proposito, bene chiarire una volta per tutte il nostro pensiero sul campionato dei rossoneri. Parlare di progetto a lunga gittata va benissimo. Ma se si parla di investire nel settore giovanile. Nel medio termine servirà anche una struttura societaria che ora non c'è. Non va per niente bene se si cerca di svicolare da quello che è l'obiettivo sportivo della stagione. Ovvero tentare con tutte le forze di abbandonare la categoria. E' vitale. Anche per ridare ossigeno a una tifoseria sfiancata. Ma non solo.

E' vitale anche per il settore giovanile sul quale la nuova proprietà punta molto e giustamente. Se si vuole creare un settore giovanile di avanguardia è imprescindibile il ritorno nei professionisti: oppure si crede che le famiglie mandino i ragazzi a crescere in delicatissime sfide con realtà di paese della provincia? C'è urgenza di riprendere le categorie professionistiche. Siamo consapevoli che il campo poi è l'unico giudice, ma di sentire mettere le mani avanti a settembre non ne vogliamo sapere. La Lucchese, sia pure senza fanfare, deve provare assolutamente a uscire dalla serie D. Altrimenti il progetto di medio-lungo termine rischia di rimanere tale. Un progetto. Appunto.  



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