Detto tra noi
sabato, 18 maggio 2013, 19:00
di fabrizio vincenti
Cosa succede in città? C'è qualche cosa che non va. Partiamo da un brano di una delle più famose canzoni di Vasco Rossi perché descrive un'atmosfera che stiamo respirando e che ci pare inadeguata al momento che sta vivendo la Lucchese. L'arrivo dei nuovi soci sembra, almeno in una parte della tifoseria, aver ottenuto l'effetto di un invito a un funerale. Condito dalla presenza di presagi di ulteriori sciagure.
Proviamo a condensare. A mezza bocca c'è chi dice - e spesso sono quelli che sino a qualche settimana fa, nemmeno troppo discretamente, parlavano di una terza pista (oltre a Perpignano e Paganelli), ovvero di quella sostenuta dalla famiglia Maestrelli, come della vera svolta per la Lucchese - che sono in arrivo guai o, comunque, che le strade intraprese non sono così sicure.
Per perorare questa causa si citano avvisi di garanzia veri o presunti, fallimenti di altre società calcistiche, peraltro non attribuibili a nessuno dei nuovi soci rossoneri, prospettive non chiare, interessi ancora meno. Qualcuno, siamo convinti, avrebbe avuto da ridire anche fosse arrivato papa Francesco. E' argentino, non parla benissimo italiano, ha qualcosa di non chiaro nei suoi trascorsi a Buenos Aires, avrebbero detto. Un simpatico, si fa per dire, gioco al massacro. Un gioco che a Lucca ha radici profonde.
E allora proviamo a dire la nostra, dopo aver visto alcuni incensare e, naturalmente a parole, distruggere nell'ordine Fouzi Hadj, Silvio Giusti, Giuliano Giuliani, Paolo Giovannini, Bruno Russo e ne stiamo dimenticando molti altri. Tutti salvatori della patria, tutti, in un secondo momento, da rimuovere senza appello. Dai diminuitivi affettuosi all'uso del cognome associato a immagini poco simpatiche. Dagli altari alla polvere. Senza spirito critico prima, senza attenuanti o meriti anche minimi dopo. Si dirà: bellezza, scendi dal pero: così funziona il mondo e dunque il calcio. Un corno. Se anche fosse così, noi diciamo altro.
Questo nuovo gruppo dirigente, lo diciamo e lo abbiamo già scritto, ha tutto da dimostrare. Per noi Riccardo Maestrelli non è Egiziano, per quanto porti il solito cognome: quello che farà a Lucca sarà semmai merito (o demerito) suo e non di suo padre; Andrea Bacci ci ha fatto una buona impressione nelle sue prime dichiarazioni, Forzieri lo abbiamo intravisto per un attimo. Dunque siamo a zero. O quasi. Abbiamo a conforto il fatto che l'attuale gruppo dirigente li ha scelti e noi di questo gruppo ci fidiamo. Non è una novità. Per il resto, ci pare doveroso, senza naturalmente avere fette di salame sugli occhi o garantire trattamenti di favore ad alcuno, statene certi, attendere, fiduciosi, le mosse che i nuovi proprietari faranno.
Che struttura daranno alla società? Quali investimenti faranno? Che respiro avrà il progetto? Cosa vogliono fare di quanto costruito sinora? Come si rapporteranno con i tifosi a partire da Lucca United? Cosa eventualmente chiederanno in cambio? Sono queste le domande a cui chi è arrivato dovrà con i fatti rispondere. Ma nessun fuoco di sbarramento, ci mancherebbe. Capiamo le scottature passate, ma un'apertura di credito, in passato, è stata data a tutti: qualcuno ci vuole spiegare perché non dovremmo darla agli ultimi arrivati? Per cortesia, non uccidete la speranza. E per una volta proviamo a fermare il chiacchiericcio. Tutti insieme.
sabato, 2 maggio 2026, 09:21
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