Rubriche : romanzo rossonero

Ce la possiamo ancora fare

venerdì, 19 marzo 2021, 07:08

di alessandro lazzarini

C'è solo una cosa da dire dopo le ultime due sconfitte della Lucchese: bisogna trovare il modo di non arrendersi. E' vero che le prove contro Pro Sesto e Giana hanno mostrato una volta di più la palese inferiorità dei rossoneri rispetto a qualsiasi avversario del girone, ma è vero anche che i numeri dicono che c'è ancora ampio margine per raggiungere i playout e che stanno rientrando in gruppo diversi infortunati fondamentali per cambiare il volto della squadra. Dopo la rocambolesca sconfitta con la Giana Erminio, le reazioni di società, tifoseria e forse della squadra stessa, sono tutto sommato quelle di chi si è rassegnato a un destino che pare inesorabile. Nessuno sa come possa essere ricostruita psicologicamente questa compagine e a questo punto non è nemmeno immaginabile come sia tecnicamente possibile dare una consistenza di categoria a questa squadra, eppure cercare in ogni modo di salvare la categoria sembra l'ennesima frase fatta del corollario Libertas, ma rimane l'unica cosa da perseguire.

Non potete immaginare quanto ci piacerebbe vomitare tutta la nostra rabbia per quello che partita dopo partita siamo costretti a vedere, dall'improvvisazione nella costruzione della rosa ai limiti caratteriali di giocatori che sembrano conigli bagnati buttati in gabbie di leoni fino alla inspiegabile gestione delle sostituzioni, ma in quanto giornalisti o opinionisti che si rivolgono a un pubblico, dobbiamo mantenere una qualche razionalità e questa razionalità, a nostro avviso, in questo momento implica di porsi una domanda ben precisa: cosa è ancora possibile fare per non retrocedere? Attenzione, questo atteggiamento non deve essere confuso con la diffusa tendenza (già più volte adottata con esiti disastrosi anche dalla stampa locale) di credere che i giornalisti possano incidere sui risultati e quindi debbano agire per 'il bene della squadra' omettendo certi tipi di informazioni o opinioni.

Il nostro ragionamento è piuttosto diverso e si riferisce al non usare questo spazio pubblico privilegiato per far quello che istintivamente farebbe un tifoso e che, infine, è sotto gli occhi di tutti. Ecco, dunque, la scommessa: proporre possibili soluzioni a questo sfacelo che pare inarrestabile. Per prima cosa ci vuole fiducia in Lopez, è lui la garanzia, il nostro uomo di categoria; sembra che non ci stia capendo niente, faccia sostituzioni a caso e invece di aggredire gli avversari insista con un atteggiamento attendista basato su una difesa colabrodo? Può darsi, ma mentre non conosciamo la consistenza di molti giocatori della rosa, sappiamo che lui la Serie C la conosce, dobbiamo provare a fidarci.

Qualche consiglio però ci sentiamo di darglielo, sia mai che la sua competenza e il nostro spirito tutto sommato da tifosi produca qualcosa: dato che rigirare gli uomini non sembra produrre niente di significativo, proviamo a buttare in campo tutte le vecchie 'pantere'. Il rendimento e la forma fisica di Cruciani, De Vito, lo stesso Benassi, sono stati certamente deludenti, ma i sostituti tanto di meglio non fanno, allora forse la loro personalità e attaccamento alla maglia chissà che non possa servire a qualcosa. Infine, un messaggio alla squadra: può andar bene non far due passaggi di fila, avere limiti tecnici individuali, ma non è accettabile non esser buoni ad aggrapparsi alla maglia di un avversario lanciato a rete. La Serie C è inguardabile, uno dei motivi per cui la Lucchese non riesce a fare quasi mai una azione decente è che ogni volta che manovra arriva il fallo tattico e ogni volta che le sue punte provano a partire subiscono comportamenti ostruzionistici. Per i rossoneri queste cose, che dal Real Madrid agli ultimi amatori sono principi fondamentali del calcio moderno, sembrano misteri assoluti: ora basta, se non lo fate vuol dire che ci state prendendo in giro, per cui quando non si arriva sul pallone proviamo a fermare gli avversari in altri modi, come fanno tutti. Poi si vedrà, però non possiamo permetterci di non provarci.



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