Rubriche : romanzo rossonero
lunedì, 28 gennaio 2019, 17:20
di simone pellico
L’adrenalina è un ormone prodotto dalle ghiandole surrenali, appartenente alla famiglia delle catecolammine. Nota anche come epinefrina, è sintetizzata a partire dall’amminoacido fenilalanina attraverso una serie di tappe che vedono la tirosina, la dopammina e la noradrenalina come intermedi. È anche uno dei principali neurotrasmettitori, liberato insieme alla noradrenalina in corrispondenza delle terminazioni nervose delle fibre del sistema neurovegetativo (fibre simpatiche adrenergiche).
Come per la noradrenalina, il rilascio di adrenalina da parte della midollare del surrene e delle terminazioni simpatiche ha diverse conseguenze a livello cardiovascolare e metabolico. Infatti, è responsabile delle risposte dell’organismo a situazioni che inducono stress e paura o a quelle in cui un esercizio fisico particolarmente intenso richiede ai tessuti un aumento del consumo di glucosio e acidi grassi. Provoca un aumento della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca e accelera la glicogenolisi nel muscolo e nel fegato, con conseguente iperglicemia e aumento di acido lattico nel muscolo; inoltre negli adipociti induce un aumento della lipolisi.
Così la Treccani descrive la partita fra Lucchese e Alessandria. Perché di adrenalina, nei 90 minuti - anzi 92 - di gioco ne è stata liberata a quintali. In campo, in panchina, sugli spalti, a fine gara tutti erano sudati fradici nonostante l’inverno. Una partita pericolosa per le coronarie, perché arenata nella quiete fatale del primo tempo prima della tempesta. Prima della lunga scarica di adrenalina che ha fatto vibrare il Porta Elisa nella seconda frazione. La Lucchese infatti non sembrava essere scesa in campo, sotto di due gol in poco tempo e all’angolo come una pantera ferita. Sembrava essere arrivato il conto della situazione surreale che vive la società, sembrava essere finita la carica del giocattolo lasciato a se stesso. I tifosi grigi come i gradoni, i giocatori più grigi degli alessandrini.
La pausa fra primo e secondo tempo è uno spazio prima ancora che un tempo. Un luogo metafisico dove si è visto più volte cambiare il volto di una partita, il volto di una squadra. Sarà il famoso discorso dell’allenatore, saranno i cambi giusti. “Gli avranno finalmente pagato gli stipendi” vocifera qualcuno. Perché il brutto anatroccolo rossonero entrato negli spogliatoi esce con le piume del cigno. E inizia a giocare a una porta sola. E accorcia subito le distanze, lanciando un grido che fa trattenere il respiro allo stadio: assedio! Per 45 minuti.
I tifosi iniziano ad assumere una posizione diversa, aerodinamica. Sanno che sta per arrivare lo tsunami. Il grigio primo tempo è servito solo a prendere una rincorsa più lunga, e se e quando arriverà il pareggio, la palla di adrenalina che colpirà potrà fare saltare per aria chi non è pronto. Così il Porta Elisa diventa un vascello pirata al folle inseguimento della nave con il tesoro. Tutti con il coltello fra i denti, tutti matti come le funi che reggono le vele. Ci si abbraccia e si canta come sul Titanic, perché o si raggiunge l’Alessandria o ci si schianterà.
E l’assedio rossonero segue il copione perfetto per far prendere un infarto, fatto di tante occasioni che iniziano ad accumularsi senza nulla di fatto. Sempre più vicino al bersaglio, ma sempre troppo distante. Mentre gli effetti dell’adrenalina appaiono come anelli di una catena:
Quando ormai sembra tutto finito, come da copione perfetto arriva il pareggio. Sotto la curva Ovest. Arriva la palla di adrenalina che in un colpo solo fa saltare lo stadio. Salta il tappo della pentola per la troppa pressione, e non solo sugli spalti. In campo si accendono fuochi, si fanno i conti di una lunga partita fatta di perdite di tempo, di rancori mai sopiti da parte degli ex di turno, di offese a nastro. Infine la fatidica goccia che fa traboccare il vaso, il colpo contro una donna. E allora bisogna ricordare che un pirata che si rispetti è un gentiluomo, è il capitano del vascello non può essere meno e meno che mai può lasciare impunita una villania.
Così la partita si chiude come perfetto romanzo, con la stoccata del capitano contro chi ha osato colpire una fanciulla. Così una partita senza pretese di una condannata a morte si trasforma in una piccola epopea. Regala quelle emozioni per cui in teoria ‘si paga il biglietto’. Produce quella adrenalina che fa unire e salire, che ridisegna i confini di una comunità che, anche nei momenti peggiori, non si è mai persa del tutto. Crea quel filo fra tifosi e giocatori. Un filo sottile come una stagione, come un cambio di maglia, eppure duro e vero nelle difficoltà comuni a tutti. La partita ci ha riportato alla poesia. Magari dura di vernacolo piuttosto che dolce di stilnovo, ma comunque aulica.
A riportarci a terra ci ha pensato invece il neopresidente della LegaPro Francesco Ghirelli. A partite ancora calde ha chiesto già la testa di Giancarlo Favarin. Solo la sua, nonostante le teste usate domenica nel campionato siano state più di una, e il senso del ruolo avrebbe imposto di nominare tutti gli episodi, o nessuno. Il senso del pudore avrebbe pure imposto di non mischiare la partita di Lucca con il giorno della memoria. Ma d’altra parte Ghirelli viene dal Partito Comunista, di quelli che questo giorno l’hanno sempre usato come un’arma retorica piuttosto che come un sacrario. Ci auguriamo che tanto zelo venga messo anche nel governare davvero la Lega, diventata una carcassa per iene e banditi. Cosa ben diversa dai pirati.
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