Rubriche : oltre le mura

Please, sesso e razza: siamo Inglesi

martedì, 30 ottobre 2012, 16:19

di fabrizio vincenti

Siamo, come molti di voi, appassionati di calcio inglese. Una passione nata ai tempi di Toni Plastino che da Elefante tv faceva l'apostolo del calcio di Oltremanica, un calcio molto diverso dal nostro, ma altrettanto affascinante. Anzi di più, almeno per molti aspetti. A distanza ormai di una vita, continuiamo a seguire la vicende della Premier League, praticamente l'unico campionato che ci suscita emozioni fuori d'Italia, e che, quando ci capita l'occasione, seguiamo di persona, sfruttando l'incontenibile richiamo per Londra.

Così, più volte, c'è capitato di andare in stadi londinesi, ma il cuore, almemo per quanto riguarda l'Inghilterra, batte per il West Ham, squadra popolana dell'East End londinese, squadra che non ha mai vinto un campionato, squadra, una delle poche, ancora in mano inglesi e non arabe, americane o russe, squadra sfigata per eccellenza di fronte alle altre corazzata cittadine, squadra che tra le sue leggende - parole usate direttamente dal club claret and blue - ha Paolo Di Canio. Tanto ci basta per sentirla un po' nostra.

Entrare ad Upton Park è sempre una bella sensazione, come ci fa piacere, richiamandoci quei momenti, ricevere settimanalmente le e-mail del club che ci aggiornano sulla situazione, sui nuovi prodotti in vendita (una quantità e di una qualità inenarrabile rispetto ai club italiani), sulla vita degli Hammers. Giorni fa ci è arrivata una e-mail in cui il club, di concerto con la Lega inglese, ci invitava a riempire un lungo questionario on line per indicare il livello di soddisfazione degli appassionati del calcio inglese. 

Moltissime le domande, circa 25 minuti i tempi di compliazione del questionario, con il quale ci siamo cimentati per stimolare il nostro inglese, che ricorda da vicino quello di Alberto Sordi buonanima, e con lui quello della maggioranza degli italiani, e spinti dalla curiosità di vedere su cosa la Lega inglese chiedeva un giudizio. Davvero ben fatto, il questionario: dalla presenza, meno oppressiva che in Italia delle Tv, al merchandising, al grado di soddisfazione degli stadi, ai motivi che spingono un tifoso a sostenere la propria squadra. Accanto a esse, una serie di quesiti sul West Ham, talmente analitici da chiedere persino, per capire la propensione all'acquisto, se nell'intervallo si rimane a sedere sulla poltroncina, si chiacchiera o ci si alza per comprare qualcosa.

Quando pensavamo, con grande fatica del nostro squinternato inglese, di essere arrivati al termine, la sorpresa. Precedute da un relativamente rassicurante "Diamo completa assicurazione che le domande successive rimarranno totalmente anonime investendo aspetti personali dell'intervistato", ecco la sorpresa. Ci immaginavamo domande sull'età, sul sesso, sul reddito e la professione. E, in effetti, le prima proprio questo chiedevano. Poi l'inimmagibabile, pensando da dove eravamo partiti, ovvero da un questionario sul grado di soddisfazione del campionato inglese: "Sei eterosessuale? Omossessuale? Bisessuale". E, ancora: "Sei Cristiano? Musulmano? Ebreo? Buddista? Ateo?". E a seguire: "Sei bianco? Nero? Nero indiano? Nero africano? Orientale?". 

Avete letto bene: con chi scopate, chi pregate, di che colore è la vostra pelle. Impensabile in Italia, un questionario del genere, visto che sono ritenute informazioni ultra sensibili, che, però, compaiono magari negli stralci di qualche intercettazione telefonica sui giornali grazie a magistrati, avvocati, cancellieri compiacenti, pur non avendo nulla a che fare con l'indagine in corso. Ma il punto non è ovviamente questo.

Il punto è che dopo fiumi di inchiostro, di sermoni di papi laici e religiosi, di norme in alcuni casi liberticide, di giornate mondiali, il calcio inglese, molto pragmaticamente, riconosce il valore delle differenze. Già, non siamo tutti uguali. A tal punto che le scelte sessuali, la fede religiosa e il colore della pelle, con quello che ne consegue in termini di cultura, producono risultati diversi addirittura sulla propensione agli acquisti.

Perché, pare ovvio, le domande erano poste solo per quello: probabilmente se domani il West Ham scoprisse di avere una buona fetta dei suoi sostenitori omosessuali, varerebbe linee di prodotti ad hoc e magari una seconda maglia rosa. Ecco la lezioni che arriva dall'Inghilterra: le differenze (senza per questo che abbiano una scala di valore, anzi) continuano a esistere. I padroni del vapore planetario e i loro ascari nazionali non ve lo diranno mai, perché sul loro annullamento hanno costruito l'informe e caracollante mondo attuale, ma queste differenze continueranno a essere, nel loro interesse, sfruttate commercialmente. Come tutto, del resto. Business is business.

 



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