Porta Elisa News
venerdì, 22 novembre 2013, 10:47
di fabrizio vincenti
Giorgio Rosadini non ne vuole sapere di presentarsi in conferenza stampa. Non è il suo ambiente, si vede che è un pesce fuor d'acqua. E in effetti le apparizioni a fine partita del direttore generale rossonero sono state a dir poco con il contagocce: "Non mi piace stare in conferenza stampa, lo ammetto". Se sollecitato però a un faccia a faccia non si tira indietro. Anzi. E racconta la sua avventura alla Lucchese, soprattutto cosa vorrebbe creare per il futuro. A partire dal settore giovanile, per Rosadini la vera risorsa, il vero progetto della gestione Bacci. Che ha conosciuto a Rignano, dove, dopo una vita sul campo come allenatore, è diventato direttore generale, incarico in cui si è ritrovato anche in questa esperienza, completamente diversa, a Lucca.
Rosadini, diciamolo francamente: il ruolo da direttore generale non è che le sta stretto?
"C'è del vero, perché fondamentalmente sono un tecnico, ho fatto da 20 a 60 anni l'allenatore, percorrendo tutte le categorie, dal settore giovanile e via via sino alla serie D, ma è comunque un ruolo che svolgo ormai da quattro anni e che provo a svolgere con equilibrio".
Si parla di un suo arrivo a tempo pieno a Lucca.
"Non sono mai stato a tempo pieno nel calcio e credo che continuerò su questa strada, per quanto le ore che dedico alla Lucchese sono molto superiori a quelle che mi vedono impegnato direttamente a Lucca, dove comunque vengo praticamente tutti i giorni, appena esco dal mio lavoro. E' sempre stata una mia scelta, anche quando facevo l'allenatore in serie D. Per il momento vado avanti così".
Come giudica quanto fatto sinora?
"E' già stato fatto tanto, anche se a volte può sembrare un lavoro poco visibile. Nel settore giovanile stiamo portando avanti un lavoro molto impegnativo, che potrà dare frutti importanti nel tempo. Il progetto di Bacci, del resto, dà un ruolo centrale alla crescita dei giovani: è questo il suo obiettivo per generare ricavi".
Ce lo spieghi.
"Stiamo creando le basi per dare vita a un vero e proprio modello del settore giovanile. Abbiamo iniziato incorporando la scuola calcio, dove ho trovato persone serie e competenti, un passo che non è stato azzardato ma indispensabile per creare una comune cultura del lavoo, di gioco e di vita. Le nostre squadre si devono tutte ispirare a tre criteri di gioco: devono pensare, avere intensità e profondità. Ma oltre alla scuola calcio, abbiamo iniziato con un lavoro in profondità per monitorare le caratteristiche di tutti i nostri ragazzi, per verificare potenzialità fisiche e tecniche in modo da farli crescere prendendo spunto anche da quello che viene fatto nel basket. Un lavoro fondamentale per sviluppare le potenzialità".
Ci sono ragazzi di prospettiva nella Lucchese di oggi?
"sì, ce ne sono già e su di essi si può scommettere. L'obiettivo è sfornare giocatori per la prima squadra, ma anche per altre formazioni, è un modo per fare sì che il settore giovanile non sia un peso, ma una risorsa per la società. Dobbiamo lavorare su questo, ecco perché la questione degli impianti è vitale: ci stiamo lavorando, anche su Saltocchio. Senza campi e strutture è impossibile lavorare, il modello è l'Espanyol, dove ho visto 150 ragazzi allenarsi contemporaneamente. Stiamo lavorando anche a sinergie con la Juventus".
Bacci ha parlato di 1000 ragazzi in rossonero per la prossima stagione: non è un po' troppo?
"No, non è troppo, perché Bacci si riferiva anche ai ragazzi delle società con le quali stiamo stringendo rapporti di collaborazione stretta. So che non è un lavoro semplice per le ruggini del passato, ma ci stiamo provando e con 3-4 società siamo a buon punto per lavore a fianco. Si immagina cosa vuol dire portare mille ragazzi allo stadio?".
Andiamo alla prima squadra.
"Il lavoro di mister Pagliuca è sotto gli occhi di tutti, sta facendo molto bene e la Lucchese, oltre a vincere, gioca davvero bene per la categoria".
I tifosi, però, vogliono la promozione.
"Chiariamo una volta per tutte il mio pensiero: è indispensabile tornare tra i professionisti, ma per andarci dobbiamo essere strutturati e ad oggi non c'è ancora una struttura societaria per una realtà professionistica. Non si può prescindere dall'andare in C, anche per il settore giovanile, sono i tempi da chiarire".
E quali sono questi tempi?
"La mia opinione è che anche se abbiamo pochi mesi di tempo, ce la possiamo fare a dotarci di una struttura adeguata, comunque non dipende solo da noi. C'è il campo poi che decide".
Veniamo al mercato.
"La Lucchese farà alcuni innesti sia tra gli under che per rafforzare l'attacco, ma una cosa dev'essere chiara: la società non farà spese sulla scorta di quello che faranno le altre formazioni, ma sulla base dei suoi programmi. Peraltro i risultati mi pare ci stiano dicendo che la squadra è buona: cercheremo di darle pi equilibrio".
Si parla, per l'attacco, di Gucci.
"C'è da capire le caratteristiche del giocatore da inserire davanti sulla base del gioco dell'allenatore. Gucci è comunque un buon giocatore".
A proposito di mercato: più volte, dall'esterno, si è avuta la sensazione che con Bruno Russo finisca per sovrapporsi pestandovi i piedi.
"Vero, ognuno era abituato a un suo modo di agire, ma da persone intelligenti troveremo il modo di convivere, ognuno secondo le sue capacità. L'unione delle competenze di Bruno, che viene dal professionismo, e delle mie, che vengo dai dilettanti, come spirito, può dare vita a risultati importanti. La doppia provenienza è una risorsa non un limite. Diciamo che, per usare una metafora, è come in un matrimonio: meglio che marito e moglie siano diversi: c'è più arricchimento".
Cosa le è piaciuto e cosa no in questi primi mesi a Lucca?
"Mi è piaciuto l'ambiente e tutto il settore giovanile dove ho trovato gente in gamba a partire dagli istruttori e dai dirigenti; mi spiace la prevenzione che ho trovato, anche se la capisco dopo tutte le vicissitudini che ha passato questa piazza. Poco alla volta si può superare".
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