Detto tra noi
giovedì, 19 febbraio 2026, 08:27
di fabrizio vincenti
Si scrive Vellutini, si potrebbe leggere Perini o Lazzareschi, perché il destino comune di alcuni dei più brillanti e capaci imprenditori della zona è stato quello di essere accostati coram populo alla Lucchese. Un accostamento che, nel corso dei decenni, è sembrato più un sogno proibito che una reale possibilità. Fabio Perini, si dice, abbia sempre resistito a ogni avances, pur non facendo mancare un contributo annuale alla Lucchese dell'indimenticabile superpresidente Maestrelli. Il calcio, però, non faceva per lui. Come non è mai stato al centro dei pensieri di un altro grande dell'imprenditoria, ovvero Luigi Lazzareschi, che si è limitato a sottoscrivere qualche abbonamento o, al massimo, garantire qualche minima sponsorizzazione, lasciando cadere nel vuoto (l'estate scorsa) anche una bellissima e accorata lettera di un suo dipendente che gli chiedeva di salvare e rilanciare la Lucchese, un patrimonio della nostra comunità così come tutte le formazioni sportive. Un concetto, quest'ultimo, che fatica (è un chiaro eufemismo) a essere fatto proprio dalla classe imprenditoriale della città e dintorni. Anche Lazzareschi non si è mai appassionato, e non ci risulta che tra i suoi interessi ci sia, in generale, lo sport locale, almeno guardando a quanto il colosso che dirige riversa in questo settore nelle nostre zone, ed escludendo, ovviamente, la copiosa sponsorizzazione di una gara di importanza mondiale come il Giro d'Italia. Soldi che, peraltro, non crediamo proprio siano rimasti sul territorio. Si vocifera di un suo possibile intervento per il nuovo palazzetto dello sport, ce lo auguriamo di cuore. Ma lasciateci rimanere scettici, visti i precedenti.
Il caso del geniale imprenditore del software “made in Lucca”, al secolo Manuel Vellutini, è diverso e per certi versi ha finito per alimentare ancor di più le aspettative e speranze dei tifosi. Il suo nome è stato accostato anche in passato molte volte alla Lucchese, perché la sua passione per il calcio è nota. I risultati che ha colto con il Tau (ma non va dimenticato quanto fatto con il Vorno) sono sotto gli occhi di tutti. Sono stati piccoli miracoli. E, per una specie di equazione della speranza, in molti, illudendosi, hanno ritenuto che fosse la persona giusta per far tornare a sognare chi ama i colori rossoneri.
In realtà, Vellutini ha sempre risposto picche, pur talvolta tentennando e lasciando spiragli. L'ultima volta è stato nella primavera scorsa, mentre la Lucchese di Bulgarella e successive proprietà agonizzava. Il Comune di Lucca, ai suoi massimi livelli, ha ripetutamente intessuto contatti con il patron del Tau, il quale, dopo aver aperto a qualche possibilità anche legata a una eventuale fusione sul pulito con il Tau, si è tirato indietro. Non solo qualche tifoso inguaribilmente ottimista si era illuso: anche a Palazzo Orsetti qualcuno nutriva speranze, alla resa dei conti totalmente vane. Nessun passo concreto è stato compiuto neppure nello scenario post fallimento, quando in effetti poteva ricostruire a sua immagine e somiglianza la nuova Lucchese. Nessuna partecipazione al bando, nessun ulteriore contatto concreto dopo quelli abortiti in primavera. Niente di niente, insomma. Ognuno per la sua strada, con la sua auto che è rimasta in direzione del casello di Altopascio. E nemmeno una volta che il calcio rossonero è ripartito si sono notati segnali, visto che non risultano né sponsorizzazioni di alcun genere e nemmeno un abbonamento simbolico. E' stata soltanto registrata una sua fugace apparizione durante la prima gara di Coppa Italia, se non ricordiamo male. Tutto quello che è stato fatto, è stato mettere a disposizione il campo di Badia Pozzeveri per la formazione di mister Pirozzi in cerca di un terreno dove allenarsi mentre stava muovendo i primi passi. Ovviamente a pagamento.
Ma c'è di più: la Lucchese di Matteo Brunori, se svilupperà le premesse con le quali ha iniziato l'avventura, è destinata, crediamo, a entrare in rotta di collisione proprio con il Tau. I motivi sono presto detti. Innanzitutto la questione dei campi. Il gruppo del Tau è sbarcato in qualche modo a Lucca rilevando il campo Henderson e una storica e gloriosa società come l'Atletico Lucca, si tratta (parliamo dell'Henderson) di uno dei soli due campi in sintetico presenti sul territorio comunale. L'altro è Saltocchio, dove questa estate, mentre il Comune provava a dipanare la complicata matassa della concessione, sarebbero stati avviati contatti per provare a sondare il terreno in vista di una possibile concessione, così come qualche contatto è emerso per altre strutture. Una operazione assolutamente legittima e lungimirante, a conferma del fiuto di Vellutini, ma che evidentemente avrebbe permesso di gestire una parte rilevante dell'impiantistica più moderna della città. E chiunque, a quel punto, avrebbe dovuto fare i conti con un unico gestore o quasi. L'ipotesi del centro sportivo della Lucchese, è chiaro, fa saltare il banco e consentirebbe di dotare la nostra zona di un numero rilevante di impianti creando le condizioni per evitare ogni sorta di monopolio. Peraltro mai auspicabile.
C'è poi la questione del settore giovanile. Il Tau ne possiede uno che è un vero e proprio fiore all'occhiello, sforna giovani calciatori a getto continuo, funge da polo di attrazione e di riferimento per tutta la provincia e anche oltre. Chiaro che se la Lucchese, come più volte detto dalla proprietà ma anche dal direttore Massimo Morgia, intende provare a riportare in alto il settore giovanile, allo sbando dopo quattro fallimenti, dovrà fare i conti con questo temibile e ben strutturato competitore che sta rastrellando tutto il meglio che c'è in giro. Servirà un grande sforzo per rendere nuovamente appetibile la Lucchese per le famiglie e per i ragazzi, ma è chiaro come il sole che in quel caso le due società, Lucchese e Tau, diventerebbero concorrenziali, potenzialmente in rotta di collisione avendo il solito bacino. Una volta la Lucchese era in concorrenza, per il settore giovanile, con l'Empoli, domani potrebbe esserlo con il Tau. C'è solo da augurarselo, vorrebbe dire che la società sta davvero seminando per il futuro.
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