Detto tra noi
lunedì, 14 novembre 2016, 20:06
di fabrizio vincenti
Cercasi chiarezza. Urgentemente. Le parole pronunciate dal presidente rossonero nel corso dell'assemblea dei soci svoltasi in coda alla gara con il Renate sono un primo passo importante per mettere a fuoco la situazione societaria. Che non è rassicurante, inutile far finta di nulla. Peggio ancora negare, come qualcuno prova a fare. Basterebbero il punto (o i punti) di penalizzazione per capire che qualcosa non sta girando come dovrebbe. Non era mai accaduto, tantomeno con la gestione Bacci. E dunque da qui si deve partire.
L'ennesima rivoluzione voluta dal presidente rossonero questa estate, almeno dal punto di vista dell'organigramma, sembra stia evaporando, in questo senza nessuna distinzione con i tanti cambi maturati in precedenza. Fabio Bettuci non ci pare più dentro il progetto come la scorsa estate. Tito Corsi pare aver tolto le tende dall'Acquedotto e per le potenziali sovrapposizioni con altre figure non può che essere un bene. Resta comunque il dato dell'ennesima piroetta. In pochi mesi. La Lucchese, ancora una volta, è senza una precisa e presente linea di comando. A meno che non si pensi che basti un part time a otto o poche più ore per gestire una macchina come una società professionistica che ha fornitori, collaboratori e altre voci di spesa, oltre allo staff tecnico e ai calciatori.
Ma il quadro è ancora più complesso se si guarda alle risorse. Bacci non ha intenzione, e ne ha tutto il legittimo diritto, di continuare a pagare perdite nella misura dell'87 per cento, questa è infatti la quota di sua spettanza in via diretta e indiretta. Ma lo deve dire urbi et orbi. I soci lucchesi, dal canto loro, non intendono farsi carico di costi superiori al 13 per cento rimanente. Anche loro ne hanno perfettamente diritto. Già, ma allora?
Al netto di due mosse, un ulteriore contenimento dei costi e un incremento delle entrate (a proposito, imbarazzante per ora la presenza di sponsor allo stadio), non resta che una via. Quella del portafoglio dei soci. Perché i costi di una realtà di terza serie, centomila euro più centomila euro meno, sono questi. E se gli attuali soci non sono in grado di intervenire oltre il ripianamento previsto per dicembre, è il momento di aprire il dibattito. E chiedersi chi si farà carico della Lucchese in futuro. I primi a doverlo fare, pena risponderne oltre le quote di partecipazione, sono i soci lucchesi.
A naso, non crediamo che Bacci sia una soluzione di medio-lungo termine. L'imprenditore, che forse non si è mai appassionato oltremisura, sta facendo capire che non vuole versare altri cospicui tributi, forse nemmeno avendo trovato, come immaginava, né una folla adorante né, soprattutto, sponde tra imprenditori e amministratori locali. Non abbiamo la sfera di cristallo, ma non scommetteremmo molto su una sua permanenza per lungo tempo.
E allora non resta che lo dica chiaramente, perché per quanto non sia un'impresa assolutamente facile trovare soci, a maggior ragione dovessero essere di minoranza con Bacci a dare le carte, è bene che il problema venga messo bene sul tavolo. Il momento cruciale sarà dicembre quando ci sarà da ricapitalizzare: Bacci in che misura lo farà? E se non lo dovesse fare nell'attuale percentuale? Rispetto ai tristi epiloghi di qualche stagione fa, c'è un vantaggio: qualche mese in più di tempo per gestire un'eventuale transizione o un affiancamento e per limitare le spese. Sull'argomento è bene che si sveglino anche gli amministratori. Sia chi sdegnosamente non intrattiene rapporti con Bacci, sia chi fa presenza al buffet del Porta Elisa. Due disastri bastano e avanzano. Serve rispetto per la Lucchese, la sua storia e suoi tifosi. Serve chiarezza.
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