Detto tra noi

Pochi ma buoni

lunedì, 24 marzo 2014, 09:27

di fabrizio vincenti

Contro la Virtus Castelfranco, al Porta Elisa, è tornato un ospite gradito. Quel fluido magico che solo chi ha il calcio nelle vene sente scorrere. Di sicuro non gli scettici o quelli che pensano che vedersi una partita in tv sia più comodo. E persino più bello. Ignari di quella definizione del pallone scritta nella pietra da Pier Paolo Pasolini, ovvero "l'ultima rappresentazione sacra del nostro tempo".

Non c'era certo la folla delle grandi occasioni al Porta Elisa, ma le emozioni non sono mancate. E non solo sul campo. Quel mazzo di fiori portato dalla Lucchese, rappresentata da capitan Aliboni e da quella gran bella persona di Simone Angeli (nomen omen?), sotto la gradinata per ricordare Sara Di Piazza ci ha preso alla gola. Perché era un gesto vero, spontaneo, vissuto. Come ha ricordato negli spogliatoi mister Fracassi. Ecco, il fluido era lì. E da lì, per magia, è arrivato sino in cielo. 

Ma il fluido era anche in gradinata e in tribuna. Spazi semivuoti, ma voglia di incitare i rossoneri. Con il cuore e con la testa. E non a caso i cori sono arrivati, alternati dai due settori dello stadio, quando i rossoneri erano in difficoltà. Quando c'è stato davvero da stringere i denti. Da non pensare al gioco che non era certo esaltante. C'era solo da lottare. E il pubblico lucchese è sceso in campo. E il fluido ha continuato a circolare. A moltiplicarsi. A contagiare. Anche chi, accanto a quei pochi ragazzi della gradinata, che ieri hanno davvero provato a trascinare i giocatori, se ne stava seduto, ma al richiamo di cori che ci parlano di Lucchese e non di altro non ha saputo trattenersi. Un contagio magico. Un buon segnale. Che speriamo si moltiplichi. A partire da Palazzolo. Ora il gioco si fa davvero duro: c'è bisogno di tutti accanto alla Lucchese. E dobbiamo provarci tutti insieme. 

Ci deve provare, forse con il mal di pancia, anche Lucca United. Con la quale il nostro rapporto è chiaro. Abbiamo dato spazio e risalto a ogni iniziativa che ritenevamo meritevole. E lo faremo sempre. Coerentemente. Senza apologie aprioristiche da house organ. Ma con la stessa coerenza ci piace parlare chiaro. E allora, in merito alla bella e azzeccatissima iniziativa che ha visto riportare la coppa Italia di serie C a Lucca, diciamo due parole o poco più per chiudere, almeno da parte nostra, la questione che ha acceso discussioni in settimana.

Ottima, veramente ottima, iniziativa, pessima la scelta di escludere la Lucchese. Quella di Bacci, piaccia o no, è l'erede di chi ha vinto quella coppa nel lontano 1990. Invitare sindaco e assessore allo Sport, gente anni luce lontana dal mondo rossonero a meno che il mondo rossonero non finisca con Lucca United, e non i vertici rossoneri è stata una caduta di stile. Ci diranno: anche altri hanno avuto cadute di stile. Probabile. Ma un evento come quello era davvero impensabile realizzarlo senza che fosse presente la Lucchese di ora. Non quella di ieri o quella che forse qualcuno vorrebbe. 

Di più: l'invito a Francesco Monaco, uno dei pochi signori che abbiamo conosciuto nel calcio, capitano dei capitani rossoneri, è stato un gesto bellissimo. Commovente. Da applausi. Ma a chi della memoria storica rossonera fa una bandiera, ci permettiamo fare notare che quella coppa Italia è stata alzata grazie anche a Bruno Russo. Già, l'attuale direttore sportivo rossonero realizzò la rete decisiva nella gara di andata, quella che si concluse 2 a 1 per i rossoneri. Perché non invitare anche a lui a alzare la coppa? Solo perché è nella Lucchese di Bacci? Francamente ci auguriamo di no, come ci auguriamo che quando, prima o poi, la coppa farà un giro di campo sia fatta alzare anche alla Ruspa. Che avrà anche difetti, ma che ha la Lucchese tatuata nella vita. E quella coppa è anche sua. Chiudiamo qui. Senza polemiche per il gusto di farle. E con un invito. Stiamo vicini alla Lucchese. A questa Lucchese. Tutti. Facciamo circolare quel fluido. Saremo pochi, ma, domenica scorsa, buoni. La Lucchese è viva. Parola di mister Fracassi. Che sottoscriviamo.



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