Settore giovanile
martedì, 17 dicembre 2013, 14:07
Giorgio Rosadini, direttore generale della Lucchese, torna a parlare attraverso i canali ufficiali della società, facendo il punto sul settore giovanile rossonero a distanza di sei mesi dal suo arrivo, durante i quali le novità non sono mancate
Rosadini, dopo circa sei mesi dal suo arrivo a Lucca in veste di direttore generale, facciamo il punto sul settore giovanile. Innanzitutto come è nato il disegno di cambiare l'organizzazione del vivaio rossonero?
«Fin dalla scorsa estate abbiamo stabilito che per creare una base solida fosse necessario ripartire dalle fondamenta e concentrarsi più concretamente sul settore giovanile. Ed è nato così - dall’idea di riunire tutto in un un’unica società, dalla scuola calcio alla prima squadra - il progetto rossonero, con lo scopo di creare un’unica filosofia di club fatta di mentalità, principi e regole uguali per tutti i tesserati e con i vertici della dirigenza attenti alle esigenze dei giovani considerati una risorsa e non una spesa».
Quali sono stati i primi passi in questa direzione?
«Il primo step è stato quello di investire risorse economiche nella ristrutturazione graduale degli impianti dell’Acquedotto, per raccogliere tutte le squadre in un solo centro e non disperdere l’entusiasmo di gruppo. Successivamente c’è stato l’impegno per portare all’omologazione dell’impianto di Pontetetto dove far allenare i più piccoli (le fasce di età comprese tra il 2004 e il 2009) e dove la componente ludica, indispensabile a ogni livello, trovasse la massima applicabilità. Facendo leva sulla validità dell’organigramma – Augusto Rotolo e Antonio Paolini rispettivamente responsabili della scuola calcio e del settore giovanile e Piero Simi e Dino Sironi responsabili amministrativo della segreteria – è stata inserita la figura di un coordinatore tecnico che si occupa di far seguire a tutti un programma ben definito, adeguato per ciascuna categoria e che tenga conto degli obiettivi tanto tecnici che educativi che la società si pone. Si è cercato inoltre di rafforzare la compagine tecnica, già composta da elementi molto qualificati, per garantire la presenza di un istruttore ogni otto bambini».
Avete instaurato anche collaborazioni con le altre realtà del territorio?
«Sono stati avviati e in alcuni casi intensificati i rapporti di collaborazione con altre società della zona e con la Juventus Club al fine di creare occasioni di confronto e aggregazione. Attraverso i contatti con gli istituti scolastici del comprensorio lucchese invece, si sta cercando di promuovere la diffusione di una più profonda cultura del calcio giovanile che trova una delle sue espressioni più belle nelle manifestazioni organizzate la domenica al Porta Elisa che precedono la partita della prima squadra e che stimolano ulteriormente i bambini e le famiglie verso una più sentita appartenenza alla società».
Sono state previste anche figure nuove a supporto degli istruttori e dei dirigenti?
«L’attenzione rivolta a tutte le problematiche è attestata anche dall’inserimento della figura dello psicologo, il dottor Simone Bernardini, a fare da supporto in un progetto legato alla gestione del rapporto tra istruttori, ragazzi e genitori e che segua da vicino sia i più piccoli che i giocatori della prima squadra. Grazie invece alla disponibilità dello staff medico della prima squadra, composto da Alessandro Cerrai e Dino Nardinelli, c’è stata inoltre l’introduzione di un sistema di monitoraggio fisico attraverso test effettuati sui bambini con particolare attenzione al suggerimento di un regime alimentare adatto a ognuno. È stato infine rafforzato il concetto di moralità e di rispetto delle regole per tutti i componenti, dai dirigenti fino ai ragazzi passando per gli istruttori e i genitori».
Cosa manca ancora?
«C’è sicuramente ancora da lavorare per migliorare l’organizzazione e il tipo di lavoro sotto ogni punto di vista, ma sto vedendo impegno e dedizione da parte di tutti i collaboratori e una bella risposta anche da parte delle famiglie. Sono dunque convinto che il nostro progetto sia destinato a crescere».
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