Rubriche : romanzo rossonero

35 minuti di silenzio per i leoni da tastiera

martedì, 1 dicembre 2020, 08:11

di alessandro lazzarini

Sono 35 i minuti in cui gli odiatori seriali da social non si sono potuti accanire su giocatori e dirigenti della Lucchese. E' la somma dei minuti che vanno dalla rete di Scalzi al nono minuto di Lucchese Como del 15 ottobre fino al pareggio degli ospiti al minuto tredici e dal gol di Nannelli contro la Pro Sesto al quarantasettesimo fino al pareggio dei padroni di casa a otto minuti dal novantesimo: sono gli unici momenti di questo campionato in cui i rossoneri sono stati in vantaggio. Fra i tanti numeri che descrivono la disastrosa stagione della Pantera, questo è forse quello che più di ogni altro è in grado di rappresentare le difficoltà che la Libertas sta incontrando nella ritrovata Serie C. Eppure a nostro avviso nessun numero giustifica i toni e le offese che si stanno rivolgendo ai protagonisti, soprattutto sui social. La squadra non sarà fortissima ma a nostro avviso sta rendendo molto meno del suo potenziale, anche con qualche seria attenuante come il focolaio di coronavirus che non stiamo a ribadire. A peggiorare la situazione in modo sportivamente drammatico sembra anche essere sopraggiunta la sfiducia, la vergogna, con davvero pochissimi singoli in grado di reagire con orgoglio e dignità allo sfacelo in corso, mentre altri, soprattutto giovani e ultimi arrivati, sembrano intrappolati in un incubo dal quale non vedono l'ora di svegliarsi. E' per questo che riteniamo che mai come in questo momento sarebbe necessaria la vicinanza dei tifosi, la capacità di trasmettere alla truppa il senso di appartenenza, il significato di questa maglia per la gente Lucchese, cioè quei concetti che sono incarnati dai Benassi, Meucci, De Vito, Cruciani, Nannelli, Pardini, Bartolomei, Papini, Fazzi, ma che per forza di cose sono oscuri a chi non ha mai avuto l'esperienza di vivere i colori della pantera col pubblico vicino. Sia chiaro, l'appello non è finalizzato a mettere a tacere coloro che sui social si esprimono umiliando la professionalità e la dignità di questi ragazzi e dei dirigenti: è un bene che lo possano fare perché la libertà di espressione è quanto di più prezioso possediamo e già in troppi lavorano continuamente per limitarla; quello che ci piacerebbe, però, è che potesse trovar spazio, se c'è, anche la voce costruttiva del tifo rossonero.

Ciò che più di ogni altra cosa stupisce tuttavia è il senso di compiacimento che molte volte si ritrova in chi commenta l'attuale situazione della squadra, una sorta di soddisfazione (tipico sfumatura in cui si rivela l’invidia provinciale) per il fallimento della compagine dirigenziale, con particolare accanimento verso Deoma. Bisogna ammettere che il gruppo che ha fatto rinascere la Lucchese dall'ennesimo fallimento fin dal principio non ha brillato per simpatia; immediatamente si sono (ovviamente) eletti salvatori della patria e unici rappresentanti possibili dello spirito della Libertas poiché ci avevano giocato o vivono a Lucca, mettendo bene in chiaro il loro credito a prescindere nei confronti della città; poi il vortice di autoreferenzialità e autolegittimazione ossessiva, con presentazioni di qualsiasi giocatore tutti insieme e interviste a quattro voci ridondanti, le solite frasi fatte, 'cultura del lavoro', quindi il rifiuto di ogni appartenenza rossonera che non fosse la loro, ignorando quasi scientificamente i tanti uomini del miracolo di Favarin che sarebbero tornati volentieri sotto le Mura al punto da far sembrare che la vecchia Lucchese fosse il Picerno.

Insomma, forse la dirigenza avrà commesso degli errori, dovrà farsi esperienza e crescere di competenza, ma in fin dei conti in qualche modo è riuscita a vincere il campionato di Serie D ed è ancora tutto da vedere se perderà la Serie C, perché il campionato non è affatto finito. Guardiamoci bene in faccia: la Lucchese veleggia da anni nell'indifferenza delle istituzioni locali, che non hanno mai considerato il calcio una componente sociale rilevante, anzi odiano la squadra e i suoi tifosi, peraltro mandando in malora il Porta Elisa; sono parecchi decenni inoltre che anche gli imprenditori locali, ci riferiamo a quelli con grandi possibilità, se ne fregano della Pantera (i piccoli ci hanno provato, ma per reggere si son dovuti rivolgere ai Bacci e Moriconi e sappiamo bene come è andata a finire). Questa è la realtà e quindi l'iniziativa di Vichi, Santoro, Russo e Deoma, cioè un club modesto che cerca di strutturarsi per autosostenersi, è la migliore nonché unica possibile. Inutile inneggiare alle dimissioni di presidente, direttore sportivo e così via: proprietà e ruoli dirigenziali coincidono ed è molto difficile che qualcuno licenzi sé stesso. Si può però imparare dai propri sbagli e, dove non arrivano competenze e possibilità economiche, perlomeno in Serie C a Lucca dovrebbe far la differenza la piazza, la stessa che in questo momento sta sotterrando ancor di più la squadra che dovrebbe tifare al di là dei suoi evidenti limiti tecnici.



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