Detto tra noi
lunedì, 18 aprile 2016, 18:53
di fabrizio vincenti
Rispettiamo le scelte altrui. Ci sforziamo di farlo, anche quando non ci risulta facile e il nostro pensiero è anni luce lontano da quello degli altri. Ma vedere la Lucchese a Teramo tutta da sola, senza uno straccio di dirigente al seguito, praticamente all'autogestione, con il solo team manager e l'addetta stampa al seguito, ci ha fatto cadere le braccia. E dato tanto ma tanto fastidio. Per non dire oltre.
Teramo non era una partita qualunque, poteva costituire, classifica alla mano, un passaggio importante per costruire una salvezza che questa squadra sembra davvero incapace, con i suoi modestissimi mezzi nervosi, di raggiungere. In una qualunque azienda, i responsabili di essa, nei momenti critici, stanno in azienda, stanno vicino ai dipendenti, fanno sentire anche il fiato. A Lucca, dove tutto pare andare al rovescio, non è accaduto. E i massimi dirigenti rossoneri fiorentini, a partire dal presidente Bacci, prodigo sette giorni fa nei commenti sull'arbitro del derby, ben disposto verso i rossoneri, e nell'augurare ogni bene al Pisa, nella domenica in cui i rossoneri affondavano miseramente, e senza attenuanti si badi bene, in Abruzzo, erano impegnati a festeggiare la storica promozione della Rignanese, la prima squadra del patron, in serie D. Che inizi la festa.
E che a Rignano abbiano tutto il diritto di gioire è logico. Gli facciamo i complimenti, come si fanno a queste realtà del calcio che raggiungono traguardi storici. Molto meno logico è che i massimi rappresentanti della Lucchese vadano a stappare lo spumante, mentre i rossoneri sono a un passo dal baratro dei play out. E senza di fatto un direttore generale nella pienezza dei suoi poteri. Siamo allibiti. Non capiamo. Ci rifiutiamo di capire. Perché quelle centinaia di chilometri a vuoto, che noi stessi abbiamo fatto, andavano fatti dai rappresentanti di una società sempre più fantasma.
E che in oltre un mese di esautorazione di Giovanni Galli non è ancora riuscita a definire le pendenze con quello che è un direttore generale totalmente ai margini, per quanto non ancora in ferie come successe per mesi e mesi a Giorgio Rosadini. Si dice sia una questione di quattrini. Non ci interessa. Quello che fa cadere le braccia è l'incapacità di dare risposte convincenti da parte di questa società. E voltare pagina. Storie strascinate ne abbiamo viste anche troppe. Direte: ma almeno pagano gli stipendi. Vero. E non lo abbiamo mai disconosciuto, ma se si guida così una società, ci spieghiamo tante cose di questa nostra disgraziata Italia.
E sapere che mentre la Lucchese affondava, da sola, in autogestione, con cinque tifosi e due giornalisti al seguito, non c'era uno straccio di dirigente al seguito ci fa male. Crediamo che simili situazioni abbiano pochi precedenti, anche dentro società allo sbando. Forse la Lucchese lo è ancora di più, mentre si parla di direttori sportivi più o meno improbabili e non si capisce davvero in cosa consista e dove voglia andare il progetto. Già, quale? Quello della Rignanese in serie D pare più chiaro. Lucca chiama, Firenze (pardon, Rignano) non risponde. Il tempo stringe.
sabato, 2 maggio 2026, 09:21
C'è un'immagine che conserviamo con emozione della serata di Agliana dove la Lucchese ha centrato la vittoria in Supercoppa di Eccellenza, un trofeo, si dirà, dal sapore platonico. Eppure, ci pare, che a nessuno piaccia perdere, e comunque resta una coppa che arricchisce la bacheca del club.
martedì, 14 aprile 2026, 11:01
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sabato, 4 aprile 2026, 17:26
Se ne è andato come forse era nel suo stile, sottovoce. Al punto tale che solo ora apprendiamo della morte avvenuta a fine marzo di Graziano Puccioni, il titolare per tanti anni di una attività storica, "Il vecchio funaio" di piazza Anfiteatro, ma anche per lungo tempo accompagnatore delle giovanili rossonere.
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