Detto tra noi
venerdì, 12 luglio 2013, 11:09
di fabrizio vincenti
Quando l'ultimo arrivato si mette a sedere e capisce come stanno le cose, può volere dire due cose. Anzi tre. O che è molto sveglio. O che la situazione è talmente chiara da essere palese. Oppure tutte e due. Guido Pagliuca, a nostro avviso, si è presentato bene, con una buona dose di umiltà e, soprattutto, ha centrato il primo problema che tutti dovranno (dovremo) affrontare. Come ricompattare un ambiente che dà chiari segnali di slabbramento.
Che il nuovo mister metta ai primo posto della sua scaletta l'idea che tutti insieme - squadra, stampa, tifosi, società - si debba remare nella solita direzione per ottenere un valore aggiunto in campo, un valore aggiunto che probabilmente nessuna altra piazza della categoria può vantare, fotografa al meglio il momento rossonero. Siamo in una fase di transizione in cui a tutti, ci viene da dire, raccomandiamo moderazione e senso della misura.
Le polemiche, molte pubbliche, altre sottotraccia, e perciò ancora più insidiose, sono all'ordine del giorno. Ieri, durante la conferenza stampa per la presentazione di Pagliuca, se ne è avuto un assaggio. Personalmente non facciamo altro che ascoltare lamentazioni, illazioni, ipotesi più o meno depressive. Oppure risentimenti, magari mascherati da mutismi, che peraltro mettono in difficoltà anche la stessa stampa che in qualche modo deve scrivere per informare e spiegare. In mancanza, ci sono praterie per la disinformazione e il chiacchiericcio. Un aspetto, questo, che pare non tutti abbiano compreso anche in società. Sbagliando, a nostro avviso.
A questo punto, non vediamo che una strada, intesa come costruttiva, ovvero che i toni si abbassino. E che riparta il dialogo. Dissidi interni alla società, screzi tra tifosi e società, tra giornalisti e società, tra giornalisti e tifosi, tutti alla caccia di dimostrare che qualcuno è più nel giusto dell'altro: così è una falsa partenza. E non ci rfieriamo a quella del ritiro, su cui torneremo tra poco. Ecco perché, per noi, la soluzione, se non si vuole partire con il piede sbagliato, è quella di tacere, di contare sino a dieci o più prima di parlare e di provare a capire le ragioni dell'altro da sé. Una strada c'è: è quella di congelare le valutazioni in attesa di capire gli sviluppi. Senza prevenzioni e senza aperture illimitate di credito. Nei giorni scorsi, persino sull'iscrizione c'è stato chi dubitava. Seminando tempesta. Così non crediamo si possa andare avanti né si possano mettere nelle condizioni di lavorare chi dovrà farlo.
Questo senza negare che i primi segnali della nuova società sono stati contraddittori. In parte anche a causa dei tempi stretti avuti a disposizione, ma sui quali hanno inciso alcune errori di valutazione. E inspiegabili immobilismi nella scorsa settimana, che forse nascondono equilibri ancora da trovare, come anche la necessità di calarsi in una realtà che non è di paese ma con una sua storia importante e che orgogliosamente rivendichiamo anche nelle pagine più tristi.
Ecco perché, a nostro avviso, non è possibile farsi un'idea precisa. Chi sostiene che è tutto sbagliato, forse è ancora legato a soluzioni che non esistono più. La realtà è altra, piaccia o no. O qualcuno vuol farci credere che Perpignano sarebbe stato l'Abramovich della Lucchese? D'altro canto, nemmeno si può dire che sia un quadro ancora del tutto chiaro. E' inevitabile sia così. Come in tutte le fasi di grandi cambiamenti. La Lucchese di ieri non esiste più. E allora, almeno per quanto ci riguarda, staremo con gli occhi aperti, ma senza nessuna prevenzione e invitando, ogni volta che avremo l'occasione, a riallacciare il dialogo. Con tutti. Perché solo così arriveranno i risultati. Non si può pensare di costruire qualcosa senza i tifosi o la stampa, e nemmeno andando in attrito frontale e sistematico con chi governa la società.
Capitolo ritiro. Sarà un primo banco di prova per capire le reali intenzioni e il budget a disposizione. Non siamo innamorati di qualche giocatore della scorsa stagione, ma se nessuno di questi, o quasi, dovesse accettare le condizioni proposte, il segnale sarebbe pessimo circa le risorse a disposizione. Fatichiamo a pensare che stiano chiedendo la luna. Bruno Russo ha dato la sua parola che ci saranno i vari Angeli, Aliboni e company e la cosa ci ha fatto molto piacere, rettificando in parte quello detto dal direttore generale Rosadini, più in posizione attendistica.
Per quanto riguarda i nuovi arrivi, invece, non vediamo particolari problemi: sulla piazza, sempre che ci sia voglia di investire, ci sono talmente tanti giocatori, molti che ancora non vogliono sbilanciarsi, sperando in soluzioni migliori, da rendere tranquillamente possibile la costruzione di una squadra competitiva. Ma la competitività passerà anche dall'aria che si respirerà al Porta Elisa e dintorni. E torniamo da dove siamo partiti e a quello che ha detto Pagliuca: serve maggiore coesione tra tutte le componenti. Ci sarà la voglia di tentare? I fatti che la società riuscirà a mettere in campo potrebbe essere il carburante giusto per riavvicinare tutte le componenti. Vogliamo essere fiduciosi. E voi?
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