Detto tra noi

Una favola chiamata Lucchese

lunedì, 10 giugno 2019, 11:42

di fabrizio vincenti

Fermate il tempo. Fermate l'orologio. Fermate il vento caldo che ci investe in quella bellissima terra che è la Puglia. Fermate tutto. Lasciateci nutrire con le lacrime che scorrono sul volto di chi ha fatto mille battaglie al fianco della Lucchese, spesso rischiando anche fisicamente, ma che ora non ha retto. Non poteva reggere, perché alcuni attimi valgono una vita di sforzi, di bastonate, di delusioni, di imprecazioni. Valgono una vita. Vale una vita vedere i rossoneri che si arrampicano piangendo come bambini alle inferriate di uno stadio vecchio, ma che sembra Wembley per chi c'era, per abbarcciare 300 tifosi in delirio. Vale una vita vedere in ginocchio senza forze, che si tiene la testa mentre le emozioni straripano, Favale. Lui, pisano che ha fatto la storia come tanti altri giocatori che hanno vestito questa maglia, lui che ha corso come un pazzo per una stagione, facedo gara con un altro maratoneta, Mariano Bernardini, un ragazzo napoletano che ha la generosità come uniforme, anche lui, come tutti, vinto solo dalle emozioni. Come tutti. E come tutti, sorridono e piangono, staffo compreso. 

E' una sensazione strana quella che ci pervade, e mai provata. Quella di avere a che fare con persone di famiglia, non con professionisti (in teoria pagati per esserlo) che regalano una importante impresa sportiva, peraltro oggettivamente parlando inferiore a altre.  A Bisceglie, e a Lucca, non è stata una festa di calcio, è stata una favola. Una favola durata un campionato, che ha regalato immagini impossibili da dimenticare, che nella sofferenza ha unito come mai chi non è sceso dalla nave, a partire dai tifosi, straordinari ancora una volta. Che ha regalato mille colpi di scena che nemmeno uno sceneggiatore ben pagato avrebbe potuto concepire. Una vittoria del calcio, che resta nella storia di questo sport e non come ha detto ancora una volta inopportunamente il presidente della Lega Pro Ghirelli, nella storia del club. E' dura da digerire, ma la Lucchese, questi Uomini, questi tifosi, hanno dato una lezioni a tutti, anzi hanno indicato una strada, quella dell'amore per una maglia, quella del patto di acciaio, quella dei sentimenti veri, quella della pulizia morale. Niente plastica, solo carne vera, solo lacrime, sudore, sofferenza, voglia di farcela senza avere nemmeno i soldi per i medicinali, facendo collette tra la gente normale perché quella con i soldi ha altro a cui pensare, come diceva il grande Ettore Petrolini: "Bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti". E i poveri, ancora una volta, hanno risposto presente. Sugli altri, meglio stendere un velo pietoso e lasciarli alle loro miserie umane. 

E' la lezione di chi ha poteva adagiarsi, o anche peggio e non aggiungiamo altro, e magari lasciare saltare tutto, e non lo ha fatto. Quella dei valori per cui dovrebbe essere intriso il calcio, non certo di comunicati stampa politicamente corretti per commentare le sempre più trite e tristi giornate dedicate a un evento, a un gruppo, a una categoria, a un genere. Avete rotto i coglioni con il vostro marketing d'accatto, finto come la plastica. A Lucca c'è stato spazio solo per sentimenti veri, quelli che chi ha lasciato la Lucchese in questa situazione non potrà mai capire. A Lucca abbiamo vissuto una favola che ci ha commosso. E come tutti le favole ha avuto, pazzescamente, il più bello dei finali sul campo. Ora tocca ai burocrati, imbarazzanti e imbarazzati, trovare una soluzione, o magari a un principe azzurro che da troppi anni tutti aspettano. Ma non sposta di una virgola il sapore caldo e intenso di una impresa che portiamo dentro di noi. Spente le luci del Porta Elisa dopo l'ultimo tributo a questi ragazzi, rimane accesa la fiamma dentro di noi. Lo sarà per sempre. E i loro volti, i loro sorrisi, offerti anche nei momenti di maggior difficoltà, sono già nel mito di chi ama questa squadra, questa città. Di chi ama il calcio. Di chi ama le favole. Perché non è vero che non esistono. Ce lo ha dimostrato questo gruppo di bellissimi, incredibili pazzi. Vi vogliamo bene anche per questo. 


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