Detto tra noi

Continuare a sognare. E a crederci

domenica, 5 maggio 2019, 10:31

di fabrizio vincenti

Da cosa possiamo iniziare? Da quelle due splendide bambine che hanno composto un cartoncino ai rossoneri con su scritto "comunque vada, grazie ragazzi?" e lo mostravano orgogliose in compagnia dei genitori? O da Mattia Lombardo che conscio della difficoltà del momento, alla vigilia della gara posta sul suo profilo un commento diretto a se stesso, ai suoi compagni, a tutto l'ambiente, quasi a radunare le forze? O dai commenti di tifosi di tutta Italia che anche a noi fanno sentire la vicinanza e in qualche modo, magari solo ora, magari solo per un giorno, finiscono per tifare Lucchese perché la Lucchese ora rappresenta qualcosa che va oltre il Porta Elisa e le Mura?

Oppure dal silenzio, carico di angoscia e di speranza che ha accompagnato gli interminabili attimi di Lombardo sul dischetto, con la memoria di tutti che andava a altri attimi dalle ripercussioni sportivamente drammatiche? O, ancora, dal boato di 1500 cuori, quello represso a Chiavari e al Porta Elisa e finalmente dirompente  al gol che ha sbloccato la gara? O dalle smorfie di tensione e fatica che avevano i giocatori in campo, sfiniti ma con davanti a loro ancora quel meraviglioso, pazzo sogno? O da Marco De Vito, enorme lo spessore di quel ragazzo anche mentre sta sul trattorino tagliaerba è un esempio, con il megafono dei ragazzi della Curva Ovest in mano a dirigere i cori? O dalla faccia stravolta di Moreno Micheloni, l'unico socio che in questi mesi non ha mollato di un centimentro, infondendo coraggio quando non si sapeva nemmeno da che parte guardare e tutti coloro che hanno ricoperto incarichi o ruoli sono scappati in quello che è stato un 8 settembre rossonero carico di vergogna?

Da dove partire dopo aver assaporato fino all'ultimo le emozioni di Lucchese-Pontedera? Non lo sappiamo. Sappiamo solo che le emozioni sono state incredibili, da spaccare il cuore. Bastava vedere i volti di tutti a fine gara. I ragazzi in rossonero e i loro tifosi si sono regalati, perché nessuno ha regalato loro mai nulla, un pomeriggio che entra nella storia del club. E il caso (?) ha voluto fosse proprio il 4 maggio, una data che fa ormai parte di quelle da segnare in rossonero sul calendario. Il bello, anzi il difficile, viene ora. Perché, al netto di quanto accadrà nelle aule di tribunale, questa squadra e questi tifosi devono continuare a sognare. A crederci. Onore. Fedeltà. Lealtà. Forza. Coraggio. E amore. Ecco cosa stanno regalando a tutta Italia questa scatenata banda di pazzi sempre con il sorriso. Che ha deciso di non morire mai. 


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